Ma purtroppo la Storia è ciclica

Sto guardando Servizio Pubblico, puntata 8, “Le Buone Regole”. Si parla dei tagli di Ferrovie dello Stato ai treni a lunga percorrenza. Sorvolo volentieri sulla questione.

Mi hanno colpito molto le parole di alcuni italiani in questo servizio: razzismo allo stato puro. L’Italia sta diventando sempre più povera, le persone con gravi problemi finanziari diventano sempre di più, il lavoro manca. La situazione italiana è di una gravità incredibile, e chi può scappa.
La mancanza di risorse accresce la paura verso lo straniero, perché quando la gente non ha più niente nel suo territorio inizia a prendersela con chi del territorio non è. Questa condizione di gravità economica crescente in Italia sta aumentando in modo esponenziale l’intolleranza verso lo straniero, che comunque c’è sempre stata. Questi due aspetti uniti fanno preoccupare. Io sono un pessimista sull’uomo. E questa situazione, non solo italiana, ma anche Europea perché questa crisi incredibile sta abbracciando tutti, mi ricorda tanto i vent’anni prima della Seconda Guerra mondiale, quando la mancanza di risorse derivata dalle devastazioni dalla prima grande guerra sviluppò quell’enorme senso iper nazionalista un pò ovunque, che poi portò dove ha portato. La gente esausta non ne poteva più, non aveva più niente e chi aveva tanto sul suo territorio, ma del territorio non era, veniva cacciato. In ogni modo.
Questa situazione economica europea, in generale, è preoccupante non solo per le conseguenze che tutti ne possiamo avere in breve (tasse, accise, etc ..), ma anche per le conseguenze sul lungo termine che ne possono derivare per quanto riguarda la buona convivenza con gli altri. La mia speranza è che questi anni, e quelli, a quanto pare bui, che verranno, non siano tempi di incubazione di germi di cose già viste in passato.

Categories: personal, point of view | Leave a comment

Anno nuovo, nuovo stile

Coerentemente con il mio attuale mood, che ha padroneggiato in questo 2011 e continuerá nel prossimo 2012,  ho cambiato un pó lo stile grafico di questo blog: viaggiatore.

Buon Anno, cari fedelissimi !! So che ci siete, vi vedo da Google Analytics ;)
Grazie di seguirmi !

P.S.: impossibile lavorare con il deserto in ufficio …..
Categories: personal | Leave a comment

2012 Resolutions

Il 2011 é stato di gran lunga l’anno piú bello della mia vita finora. Ho viaggiato tanto, ho fatto mille esperienze diverse, conosciuto una marea di gente nuova di ogni cultura. Il 2010, anno fondamentale in cui la mia indipendenza individuale é cominciata, mi rendo conto ora di averlo vissuto forse in modo un po’ superficiale, preso com’ero dal turbine delle novitá in ogni angolo di strada o parola pronunciata: il francese da imparare, l’inglese che iniziavo ad usarlo come prima lingua per la prima volta, la mia casina microscopica, il nuovo lavoro, i nuovi amici.
Questo 2011 é stato un anno in cui tutte le esperienze le ho vissute in modo decisamente piú profondo, ormai le lingue non sono piú un problema e ho delle basi solide che mi permettono di affrontare tutto in modo piú ragionato. Il mio secondo anno in terra francese. Che strana la Francia, piú ci vivo e meno capisco come sia possibile che italiani e francesi vengano storicamente chiamati “cugini”. Ma comunque mi piace questo paese, i francesi si godono la vita in modo piú elegante di noi. Si ammazzano di vini e formaggi, ma il colesterolo é presentato in modo chic nel piatto. Sono un pó snob, é vero, a volte questo loro francesizzare tutto é un pó ridicolo e sembra lo facciano solo per andare contro gli altri giusto per affermare la loro diversitá. Ma da un lato mi piace, valorizzano la loro bella lingua. E poi sanno raggiungere livelli biblici di stronzaggine, é vero anche questo. Ma comunque i francesi hanno una qualitá che invidio loro parecchio: sono fieri del loro Paese. Io del mio non lo sono. Per niente.

E soprattutto ho cominciato a vivere con Sarah, cosa che ha cambiato tutto quanto, per sempre.

Il prossimo sará l’anno di altri grandi cambiamenti, ancora piú grandi di quelli avvenuti finora. I passi fatti finora si concretizzeranno, il Giappone diventerá la nostra seconda casa e la distanza si porrá tra noi due. Non sará facile.

Per il 2012 ho un solo obiettivo, uno soltanto: trovare la forza di superare ogni ostacolo per stare con Sarah.

Categories: personal | Leave a comment

Miracles

E’ difficile da raccontare quello che mi è accaduto circa un paio di settimane fa. E’ di gran lunga il cambiamento più grande che ho avuto nella mia vita, per lo meno interiore. Io e Sarah abbiamo seguito un percorso spirituale chiamato “percorso Alpha” (o in francese Parcours Alpha), organizzato dalla parrocchia di Sophia Antipolis, una serie di incontri settimanali serali in cui si cena insieme ad altre persone e si ascolta e si discute di testimonianze personali di persone che raccontano la propria esperienza con la fede. L’abbiamo fatto principalmente perché era uno step quasi necessario per la preparazione al matrimonio. Almeno, questa era la ragione iniziale, poi cambiata del tutto. A questo corso non ci avevo dato molto peso, e onestamente mi pesava farlo, il mio background spirituale e la mia esperienza con la Chiesa è pari a zero: ho fatto solo il catechismo, la Comunione presa solo perché era obbligatoria (la Cresima insieme al Battesimo, ma questa è un’altra storia), e non entravo in Chiesa da quando avevo 15 anni. E onestamente non sono stato mai neanche fortunato, l’ambiente intorno alla parrocchia e alla Chiesa nella zona in cui abitavo a Como non aiutavano molto in questo senso. Quindi potete immaginare la mia felicità nell’andare tutti i mercoledì a parlare di Gesù.
Poi qualche settimana fa abbiamo passato un intero weekend con queste persone, un momento di preghiera insieme in cui ho voluto proprio mettermici di impegno e capire finalmente cosa vuol dire la parola “Fede”, capire perché e come queste persone intorno a me erano così contente di parlarne e cosa li spingesse ad impegnarvisi così tanto. Per me è sempre stato un muro invalicabile. Come ingegnere mi è difficile non essere pratico, mi è troppo complicato credere che ci possa essere qualcosa/qualcuno. Per me c’è sempre stata la Fisica. E basta.
In quel weekend però ho scavato molto in me stesso, ho voluto assolutamente arrivare una risposta definitiva interiore: io credo o non credo, e perché? E se non credo, volevo essere davanti alla croce e dirlo di fronte ad essa: io non credo. Insomma alla fine di un’estenuante lotta con la mia ratio, in cui veramente ho sentito una guerra armata tra testa e cuore, vedendo che non era possibile continuare perché la Fede non è qualcosa a cui si arriva ragionandoci, ho provato a fare l’unica cosa che mi era possibile fare: ho provato a lasciarmi andare all’idea di credere e vedere cosa succedeva.
Beh, che ci crediate o no, da quel giorno la mia vita è seriamente cambiata del tutto. Il giorno dopo quel weekend mi sono svegliato la mattina con una pace interiore e una felicità che non avevo mai provato prima. Forse paragonabile soltanto a ciò che si sente quando ci si scopre innamorati di qualcuno. Da quel giorno il mio punto di vista sulla vita, sul mondo intorno a me e su tutto quello che mi circonda e mi accade è cambiato. Tutte le mie preoccupazioni o pensieri sono svaniti nel nulla, affronto le cose con una calma e con un ottimismo che non ho mai avuto prima. E’ un cambiamento interiore così radicale che si riflette anche fisicamente: le persone del corso che mi vedono ora continuano a dirmi che vedono una luce in me nuova e uno sguardo diverso da quello che avevo prima. Sarah ovviamente sorride perché lei questo cambiamento lo vede tutti i giorni e le pare una cosa talmente assurda, che la fa sorridere. Ora affronto tutto in modo positivo, non mi preoccupa più nulla, prego e sono contento di farlo e ho cominciato a leggere la Bibbia per la prima volta, con i giusti occhi e capendo i suoi significati (forse non tutto, ma fino a qualche tempo fa questo era un libro senza senso).
E’ come se avessi provato ad aprire una porta interiore, che per qualche motivo tenevo chiusa, e qualcuno fosse entrato a mi avesse acceso una luce, che mi da una forza inesauribile e un grandissimo ottimismo. E’ come se ad un tratto avessi smesso di sentirmi solo e sapessi che, comunque vada, c’è sempre qualcuno che mi aiuta e mi accoglie.
E’ strano da spiegare, farà ridere tutto questo, lo so. Ma è così forte questa sensazione che non sono ancora riuscito ad interiorizzarla bene e non sono capace di spiegarla. E per chi mi conosce tutto questo farà sicuramente ridere a crepapelle, ma non mi interessa. E’ quello che mi è accaduto, il mio modo di vedere le cose è cambiato del tutto, veramente. E’ purtroppo difficile parlarne con gli altri, e soprattutto con chi ti conosce da una vita, primo perché per loro è come parlare arabo (la maggior parte delle persone che conosco non crede affatto) e poi perché questi sono discorsi che in generale, e anche io lo facevo, vengono visti un pò male dagli altri, quasi ci si vergogna a parlarne, tutto quello che riguarda la Chiesa e la spiritualità sono da bigotti, da “creduloni”. Ed è un peccato, ora mi viene da dire.

Oggi dopo almeno 13 anni che non lo facevo, sono andato a Messa. Da solo. E la settimana scorsa in cui non ci sono andato,sentivo il rimorso, come se non avessi fatto qualcosa che volevo fare. Non dovevo: volevo.

E ora che parta pure la trafila dei commenti esterrefatti :D

 

Categories: personal | 3 Comments

Sur la bonne route

Come in ogni esperienza importante e abbastanza lunga i particolari riafforano alla mente dopo un pò di tempo. Lo sapevo che l’esperienza dell’India sarebbe stata qualcosa che avrei apprezzato molto di più solo dopo essere tornato a casa, a sangue freddo (è veramente il caso di dirlo, dopo i 49°C di Agra), dopo qualche tempo di sedimentazione.  Ora, io non sono mai stato un forte credente, sicuramente non praticante, non mi sono mai posto domande su “se c’è qualcosa” che ci guida tutti oppure no: non ho mai avuto fede. Però a volte accadono cose che ti fanno per lo meno dubitare, eventi che chiamarli coincidenze è veramente troppo riduttivo, dopo il quale chi crede dice “Vedi … ? “, e chi non crede rimane sbalordito.
Ci sono due eventi accaduti in India, durante il nostro viaggio nel nord, che mi sono venuti in mente in questi giorni e che vorrei raccontarvi. Il primo durante il nostro viaggio in treno da Agra a Varanasi, il secondo a Delhi.

Il primo. Il viaggio da Agra a Varanasi è un travaglio di 12 ore, se tutto va bene, e sforzatevi di immaginare il peggior treno del mondo, un ammasso di ferraglia caldo, umido, sporco marcio che fa qualche centinaia di migliaia di Km al mese, e che viene preso solo da gente veramente povera: il treno su cui abbiamo viaggiato era peggio di questo, e durante la stagione dei monsoni. Come se non bastasse le stazioni in India sono fogne a cielo aperto, la gente ci va per fare i propri bisogni e sono rifugi per le più povere persone del paese: storpi, gente senza braccia e gambe che ti insegue, in qualche modo, per chiederti da mangiare. E noi eravamo nella stazione di Agra, su questa specie di piattaforma aspettando il treno per Varanasi. Era l’1 di notte. La puzza era talmente forte che mi sentivo male (è anche vero che io ho un olfatto particolarmente sviluppato, e che in quel caso era una maledizione). La mia mente era tutta concentrata nel cercare il modo migliore di abbassare la percentuale di prenderci malattie dovute all’inalazione di quel fetore impossibile che arrivava dai binari e in generale al fatto di dover restare su questa spazzatura ambulante per 12 ore (e contate che il treno era regionale, quindi tutte le fermate in 12 ore di viaggio). Ero talmente depresso, teso e nervoso che, dopo veramente quasi 15 anni che non lo facevo, ho pregato. E l’ho fatto con una convinzione e concentrazione veramente forte, che se ci penso ora mi stupisco ancora.
Ora, in quel caso, rimanendo coi piedi per terra, non potendo fare in modo che il treno prenda il volo oppure si trasformi in uno svizzero, l’unico aiuto che può arrivare può essere solo uno: che il tuo travaglio non duri più del necessario, e quindi che il treno arrivi per lo meno in orario.
Beh, che ci crediate o no, quel treno, il peggiore mai visto nella mia vita, sporco, puzzolente, che includeva 12 ore di fermate a tutte le stazioni microscopiche del nord dell’India, con una percentuale di accumulo ritardo del 99,9% … ha spaccato il secondo ed è arrivato a Varanasi esattamente nell’ora-minuto-secondo in cui doveva arrivare. Non ho mai visto una puntualità simile per un mezzo con un tragitto così lungo. Neanche un secondo di ritardo.

Il secondo. Questa volta a Delhi, e questo evento è quello che, a pensarci ora, mi fa anche un pò impressione. Era pomeriggio, saranno state le 15 ed eravamo in una zona un pò periferica di Delhi, alla ricerca di una tomba molto famosa e patrimonio dell’Unesco che volevamo visitare. Faceva un caldo che lo ricordo ancora, la temperatura era sui 46°C e l’umidità sarà stata credo del 80%. Avevamo già visitato altro quel giorno, ed eravamo quindi stanchi, accaldati e stavamo finendo l’acqua. Ed eravamo persi. In questa zona di Delhi non c’era niente di niente, solo uno stradone grande e desolazione tutto intorno e anche con la mappa non capivamo la direzione da prendere. Vedendoci in grande difficoltà, uno dei milioni rickshaw sempre presenti in India ci ha preso di mira, avvicinandosi e chiedendoci in modo assillante e senza sosta se volevamo un aiuto. I rickshaw in India sono una delle cose meno affidabili che esistano, tutto quello che dicono è falso e l’unico loro scopo è farti prendere il loro mezzo per portarti dove vogliono loro e farsi pagare. Coscienti di questo (santa Lonely Planet docet), e capendo che le sue indicazioni erano alquanto contraddittorie, abbiamo iniziato ad allontanarlo, ma lui non andava via, ci inseguiva in ogni metro come una mosca fino a che Sarah si è arrabbiata e ha iniziato a urlargli contro in inglese di andarsene. Non ho mai visto Sarah così nervosa, e mi ricordo che la visione di lei in quello stato mi scioccò non poco. Dopo questa scenata, il rickshaw, insultandoci, decise finalmente di andarsene.
Ora, cercate di immaginare il contesto: un caldo immane, sole a picco, umidità altissima, completamente persi e senza alcun aiuto in una zona in cui eravamo veramente soli, super nervosi, sudati e stanchi.
Ad un certo punto passa un bus che ferma alla sua fermata, poco più avanti di noi. Scendono 5-6 persone e noi ci avviciniamo per chiedere indicazioni. Vanno tutte nella direzione contraria rispetto a noi, tranne un uomo, un indiano, che ci viene incontro. Inizio a chiedere indicazioni in inglese e lui mi fa, in italiano, “ma siete italiani?“. Ora, immaginatevi le nostre facce: in quelle condizioni pessime, tra tutte le persone che potevano capitarci tra milioni (perché a Delhi ci sono 16 milioni di abitanti), in quel momento in cui veramente avevamo bisogno di aiuto, l’unica persona disponibile era un indiano che parlava italiano ! Quest’uomo aveva vissuto per qualche tempo a Milano, o non ricordo. Insomma, ci ha dato indicazioni e siamo arrivati alla tomba (che era 1Km più avanti).

Soprattutto questa di Delhi è qualcosa a cui non pensai subito. Eravamo stati fortunati e basta, ed eravamo troppo stanchi per fermarci a riflettere quanto lo eravamo stati . Ci ho pensato in questi giorni, periodo nel quale io e Sarah (più io che lei) ci stiamo avvicinando un pò alla spiritualità, per motivi vari.

A volte è come se ricevessimo dei segnali, soprattutto nei momenti di difficoltà, ma che non riusciamo a cogliere subito, ma ce ne rendiamo conto solo dopo. Come questi due casi che vi ho appena raccontato.
Segni, quasi come per dirci “Hey, va che non sei solo .. :) “.

Categories: personal | 2 Comments