Miserabile
Ieri sera sono stato al Teatro Smeraldo, a Milano. Lo spettacolo di Marco Paolini con i Mercanti di Liquore, Miserabili. Io e Margaret Thatcher, è fantastico. Mi piace spendere i soldi in questo modo, per gli eventi live, concerti, spettacoli, incontri. Mi sembra di non buttare via il tempo, mi arricchisce, mi lascia qualcosa che continuo ad assaporare nelle settimane seguenti, allarga i miei punti di vista, mi viene voglia di approfondire, mi fa riflettere. Forse spendere non è il termine giusto: sto investendo il mio denaro in qualcosa di bello e utile per me stesso.
Ieri ho imparato il senso attuale del termine miserabile. Il testo e il video che vi posto sono una delle canzoni eseguite ieri durante lo spettacolo (e che fanno parte di un album che presto acquisterò) e che riassumono meglio il concetto.
Mi sono sentito un po’ preso in causa mentre l’ascoltavo. Ogni tanto mi sento così, quando arrivo la sera a casa stanco, quando faccio tardi dal lavoro quando gli straordinari neanche me li pagano e per quello perdo un’ora della mia vita che così mi viene rubata gratuitamente per il bene dell’azienda (che alla fine chissenefrega), quando nei weekend mi viene in mente di voler sistemare dei documenti. Ogni tanto mi sento come se la nuova realtà da lavoratore mi avesse ormai ingabbiato e mi stesse succhiando pian piano i miei interessi, la mia voglia di conoscere, fare, girare.
Mi ha fatto paura sentirmi così mentre ascoltavo questa canzone. Mi ha fatto paura riconoscermi, ogni tanto, nel termine miserabile.
Tornando allo spettacolo. Una scena molto bella, tra le tantissime, è stata la fine. Dopo gli applausi e gli inchini di rito, Marco Paolini ha voluto rendere omaggio alla strage di Piazza Fontana. Tutto il teatro è rimasto in piedi per qualche minuto mentre i Mercanti intonavano una canzone di Bob Dylan e Paolini ci raccontava dello spirito della società milanese durante i funerali, tanti anni fa. Una città che non ha applaudito all’uscita delle bare, ma è restata in silenzio e braccia ai fianchi e pugni chiusi ha dimostrato a tutta l’Italia come si fa a vincere contro le anomalie che portano a tragedie del genere. Applaudire avrebbe dato l’idea di un pubblico che vive l’evento, il silenzio e la forza di quei pugni chiusi, invece, di un gruppo enorme di persone unite e che vivono insieme e insieme si tirano su le maniche e vanno avanti. Il valore di essere società.
Guarda un po’, uno dei temi dello spettacolo.
Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Tu che passi le giornate chiusa nel tuo ufficio
Tu che sei sempre l’ultima ad andartene
E poi saluti la signora della pulizie
Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Che arrivi a casa e poi mangi una pizza surgelata
E poi ascolti le chiamate sulla segreteria
Quindi richiami chi non sa più dov’è che sei
Ti dico io quello che sei diventata
Miserabile, Miserabile, Miserabile
Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Tu lì sdraiata sopra il divano e con la TV
Che fa programmi a cui non sei interessata
E ti addormenti che hai ancora addosso il tuo tailleur
Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Che son 3 anni che le vacanze non le fai più
Perché c’è sempre un’ emergenza da sbrigare
E il tuo capo dice che la devi sbrigare tu
Ti dico io quello che sei diventata
Miserabile, Miserabile, Miserabile
Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Tu che i regali li compri sempre all’Autogrill
Che mandi i tuoi SMS e cerchi di giustificare
che non hai tempo neanche di andare a un funerale
Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Che avevi un uomo premuroso e innamorato
Che se ne è andato quando gli hai detto imbarazzata
Che un bambino non lo avresti voluto mai
Ti dico io quello che sei diventata
Miserabile, Miserabile, Miserabile
Miserabile, Miserabile, Miserabile
Sei Miserabile
