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Leggendo gli ultimi Wired e stando un po’ attenti alle dinamiche professionali degli ultimi anni mi sto accorgendo che c’è una soglia entro il quale o sei già diventato qualcuno e hai già preso la vita del denaro a palate, oppure non dico che rimarrai per sempre nella mediocrità, ma insomma non sarai sulla sua via maestra: i 30 anni. Mark Zuckerberg a 20 ha creato Facebook, Jack Dorsey a 32 (al limite) ha creato Twitter, Bill Gates a 20 anni ha fondato Microsoft Corporation, in copertina nell’ultimo Wired c’è Andrea Lo Pumo che 21enne ha creato Netsukuku, qualcosa per cui addirittura l’ITU si è interessata. Insomma c’è una soglia, quella dei 30 anni, entro il quale i futuri manager, o comunque persone di cui se ne sentirà ancora parlare, sono quelle che hanno già iniziato a farsi strada alla grande, nonostante l’età.
Non dico che è una soglia oltre il quale non ce la farai più. Sto dicendo che è una soglia entro il quale le persone più sveglie hanno già preso alcuni treni importantissimi che li porteranno a coincidenze con altri ancora più grandi. Mentre le persone comuni aspettano, a volte la divina provvidenza, per cambiare o darsi una mossa, quelli più svegli a 30 anni hanno già preso tutto quello che potevano prendere cogliendo ogni minima occasione possibile. E ovviamente dimostrando di avere capacità fuori dal comune, chiaramente. Non sono alieni. Sono persone normali, sveglie e con spirito di cambiamento e iniziativa. E una grande passione.
Ultimo video di Travaglio su Micromega. Cose che ovviamente non sentirete mai nei TG e difficilmente in qualche speciale anche a tardissima ora (se non leggendo il giorno dopo un editto con il quale si chiude baracca e burattini e si licenzia il burattinaio di turno).
Il consiglio che vi do, ed è anche un ottimo consiglio per Natale, è di leggere/regalarvi l’odore dei soldi (Veltri, Travaglio) che vi da tutti gli strumenti e il background necessari per capire cosa sta succedendo, cosa vogliono dire le dichiarazioni di Spatuzza e i vari Graviano e perché gente come Travaglio continua a fomentare odio (mi fa ridere anche a scriverlo). Magari qualche dubbio viene anche a voi.
Sarebbe un bel traguardo.
Guardatevi questo video, dura un po’, lo posto qui appunto per farvelo rimanere nei feed reader (se già non avete Micromega, ovvio).
Ieri sono stato al teatro Smeraldo, a Milano, per lo spettacolo di Marco Travaglio da cui ho preso in prestito il titolo per questo post. Nonostante il titolo, in realtà lo spettacolo tratta degli ultimi 30 anni di storia politica d’Italia, partendo infatti dal soggiorno di Vittorio Mangano presso la villa Berlusconi ad Arcore (che risale alla seconda metà degli anni ‘70), passando attraverso gli anni ‘70 e ‘80 degli affari tra mafia e finanza milanese, arrivando alla descrizione del fenomeno “Tangentopoli” e “Mani Pulite” con la scoperta dei furti colossali praticati da tutta la Prima Repubblica che mandarono sul lastrico il paese, l’era stragista e la pax mafiosa tutt’oggi in vigore. Tutto puntualmente supportato da nomi, cognomi, date, sentenze, dichiarazioni ufficiali, dati e fatti, fatti, fatti.
Uno spettacolo molto interessante che ricalca e continua quanto già Travaglio aveva già scritto ne “L’odore dei soldi”, un bellissimo dossier in cui si descrive puntualmente la nascita e le retrovie delle ricchezze e del potere di Silvio Berlusconi. Cose che ovviamente non sentirete mai da nessun altro mezzo di comunicazione di massa. Ovviamente non ha dimenticato di mandare frecciate contro chi ultimamente l’ha additato come seminatore d’odio! Lo spettacolo ti lascia un senso di amarezza enorme, il ripercorrere le tappe principali degli ultimi 30 anni di storia rende ancora più chiaro come il fango che dava forma alla Prima Repubblica è lo stesso che popola l’attuale classe politica, i personaggi sono quasi sempre gli stessi di allora, le dinamiche sempre uguali solo un po’ modificate. Ti fa rivivere le emozioni di quel periodo di fine anni ‘80 e inizi ‘90, la classe dirigente impegnata a rubare (gli stessi che poi saranno proclamati come grandi statisti o eroi), la mafia che si accordava con lo Stato e faceva grandissimi affari nel nord Italia, le stragi. Soprattutto evidenzia e sottolinea l’anomalia Berlusconi, i suoi altamente probabili rapporti con la mafia, la pax mafiosa cominciata immediatamente dopo la nascita di Forza Italia. Tante coincidenze, tantissime dichiarazioni di tanti pentiti, tantissimi fatti.
Esci dal teatro che vorresti chiedere a uno che vota Berlusconi “ma tu, che riponi in lui tutta questa fiducia, che quando gli avversari politici lo attaccano ti senti quasi colpito personalmente come se avessero attaccato te o un tuo parente stretto .. tutta questa fiducia, ma da dove la prendi? Sulle basi di cosa ti senti così fermamente convinto della bontà d’animo di Berlusconi? Come fai a chiudere gli occhi di fronte a una catena di coincidenze disarmanti che dura ormai da 20 anni e che stanno distruggendo un paese intero da tutti i punti di vista?”.
Io sono uscito da teatro con la voglia di approfondire tanti temi legati agli ultimi 30 anni di storia politica del nostro paese, sto rileggendo “l’odore dei soldi” che lessi anni fa, ma con la maturità e il mio bagaglio culturale di oggi, ho intenzione di leggere tanto sul periodo delle stragi, sugli anni precedenti ad essi e tante altre questioni.
Chi giudica Marco Travaglio forse è perché non l’ha mai ascoltato. Travaglio può stare simpatico o meno, ma nel caso in cui lo si critichi bisogna essere capaci di smentirlo. E’ un giornalista continuamente supportato da pile enormi di documentazioni a supporto delle sue tesi e ciò che racconta è facilmente riscontrabile negli atti giudiziari pubblici. Personalmente non sopporto coloro i quali gli contestano il fatto di essersi arricchito parlando solo ed esclusivamente di Berlusconi, come se la sua carriera fosse cominciata solo allora. Travaglio non lesina acide frecciate e asprissime critiche anche a sinistra, cosa che ieri ha fatto continuamente e senza sosta.
Cosa vuol dire crescere? E’ una domanda che in questo ultimo periodo mi assilla.
Prendiamo il mio caso. Qualche mese fa ho cambiato azienda per una più grande. Non che nell’altra mi trovassi male, tutt’altro, persone ottime, super preparate da cui poter imparare una marea di cose, location comoda (nonostante fossi pendolare), ma ho cambiato. Sentivo che non stavo crescendo, una sensazione che mi faceva sentire quasi immobilizzato. Ho dovuto farlo, sentivo che era giusto per me stesso e non mi pentirò mai di quella scelta.
Sensazione. Ho percepito l’idea della crescita sentendola in qualche modo legata al mio stato d’animo: mi sentivo bloccato, quindi non stavo crescendo. Questa sensazione mi ha fatto fare un passo che ha modificato il mio status quo. Ho reagito ad una condizione che mi toglieva anziché darmi. Ma darmi cosa? Un amico la crescita l’ha definita come l’acquisizione di ruoli di responsabilità, di esperienza tecnica e relazionale, crescita economica. Sono d’accordo con lui, ma manca un pezzo. Quella sensazione che percepii mesi fa ne è proprio la prova perché anche in quella situazione avrei acquisito capacità tecniche-relazionali-economiche (dopo un po’ di tempo), eppure dovevo cambiare. L’altro pezzo che manca alla definizione di crescita del mio amico, che quasi mi verrebbe da chiamare crescita formale, è la crescita informale. La crescita come persona. Il blocco che sentivo era un blocco dovuto alla mia personale mancanza di curiosità verso quello che stavo facendo, quella fiammella che ti spinge a capire e a risolvere qualsiasi cosa in tempi brevi perché in qualche modo ci arrivi, anche quasi per intuito. La passione e la curiosità in quello che si fa ti porta ad essere brillante, veloce, intuitivo, propositivo e proattivo. Non solo cresci da un punto di vista formale, imparando e tenendoti informato sempre sullo stato dell’arte di quel settore, ma ti porta anche ad essere una persona migliore, mantieni livelli di stress più elevati e ti fai avanti senza timore. E tutto questo si riscontrerà in elevata produttività e quindi crescita economica (nel medio periodo).
Tecnica + responsabilità + curiosità + passione = crescita. I primi due fattori formali, mentre gli altri informali.
E’ l’unione di questi fattori che ti fanno crescere e che personalmente lo trovo equivalente all’uscita dalla mediocrità.
Trovo che i fattori informali siano quelli di maggior peso, i fattori che ti danno uno scopo mentre i fattori formali (la tecnica, i ruoli di responsabilità, etc…) siano solo strumenti che in qualsiasi caso acquisirai (sei bravo in Java, Oracle, SAP, etc …). Cambiare fino a che non si trova il migliore connubio tra tutti questi fattori, secondo me, è cosa buona e giusta.
Soprattutto quando ancora non si ha neanche 30 anni.
Soprattutto quando al lavoro ci passi 8 ore al giorno e il tuo collega lo vedi più spesso di tua madre.
Sicuramente tutti conoscete TED Talks, le conferenze tenute negli USA (recentemente però anche in England) in cui grandi personaggi, studiosi, ricercatori, professori, imprenditori, persone comuni parlano su un tema specifico al pubblico. Conferenze gratuite il cui unico scopo è diffondere la conoscenza, le idee, le illuminazioni, i progetti, le prospettive future viste dalle persone più intelligenti del globo che del futuro si occupano e vogliono diffondere la loro conoscenza al mondo.
Ideas worth spreading.
Io sono un assiduo ascoltatore di questi speech e me li ascolto comodamente dal mio iPod grazie ai podcast gratuiti. Ahimè, i podcast non prevedono sottotitoli e sono costretto a guardarmeli in english, ma lo considero un buon esercizio per tenermi allenato.
La notizia del momento è questa:
TED ha lanciato un programma, chiamato TEDx, di eventi locali, organizzati in modo indipendente, che si propongono di riunire persone per condividere una esperienza simile a quella che si vive con TED. Nel nostro TEDxLakeComo, presentazioni dal vivo e proiezioni di video tratti da TEDTalks sono combinati allo scopo di favorire relazioni e discussioni all’interno di gruppi di piccole dimensioni. Le Conferenze di TED forniscono il modello generale per gli eventi TEDx, ma i TEDx locali, incluso il nostro, sono realizzati in modo indipendente.
mercoledì 4 novembre 2009, ore 18.30 – 23.00
Aula Magna del Politecnico di Milano, Polo di Como
Via Castelnuovo, 7, Como
Ovviamente mi sono già registrato (anche se arriverò più tardi. 18:30 per chi lavora a Milano è fisicamente impossibile).
http://www.tedxlakecomo.com/
Sono appena tornato dalla manifestazione contro il muro eretto sul lungolago. Evento organizzato via Facebook e questo dà anche il polso di quanto questo scempio sia sentito dai comaschi: il passaparola ha funzionato alla grande e in modo ultra celere.
Non ci si crede neanche a guardarlo dal vivo quel muro. E’ talmente assurdo che sembra un brutto scherzo che da un momento all’altro svanirà, usciranno i simpaticoni con uno striscione: SIETE SU SCHERZI A PARTE! Faccio fatica a realizzare che uno obbrobrio del genere sia davvero lì, sul nostro lungo lago, una delle cose più belle che questa città offre.
La cosa sicura è che Bruni da oggi in poi rimarrà negli annali come il sindaco del muro.
Ero in bici e con il mio Nokia 5800, ho fatto due foto.

Secondo voi spain.info non assomiglia, un tantino, a italia.it? Solo io vedo una somiglianza, o anche voi notate qualcosa? …
Scalpore, scandalo, dolore, inchieste giudiziarie e “polemiche”, come dicono i TG che spiegano sempre tutto in “polemica” per non compromettersi, sulla morte del caporalmaggiore Di Lisio in Afghanistan. A lui, dipendente statale in uniforme caduto nell’esercizio delle funzioni che la comunità gli ha assegnato senza tornelli, ogni rispetto. L’ho detto mille volte: sono pacifico, non pacifista e sono anti militarista, non anti militari. A quelli che ora si sbracciano e si agitano, un semplice “memo”: la guerra, comunque la si voglia incartare, con o senza la stagnola blu delle UN, in formule di “peacekeeping”, “peace enforcing”, “aiuto”, “esportazione delle democrazia”, preventiva o reattiva, santa o empia, ha sempre questo curioso difetto. Fa molto male alla salute di chi vi partecipa. Si dovrebbe almeno dirlo prima di accenderla, come si fa sui pacchetti di sigarette. Le Forze Armate, come ha scritto il generale Colin Powell che di guerre ha fatte parecchie da combattente e da comandante e non è un fanatico, non sono fatte per costruire scuole e “aiutare le vecchiette ad attraversare la strada”, ma “per ammazzare persone e per distruggere cose”. Per questo può accadere di essere ammazzati o distrutti.
via Vittorio Zucconi.
Dal blog di Federico Rampini:
Quei 20 miliardi di dollari di investimenti per il fondo alimentare annunciati al G8, e prevalentemente destinati ad aiutare l’Africa, sono un’inezia rispetto al volume degli investimenti cinesi in Africa.
Allora mi vado ad informare e trovo un sacco di articoli, fin dal 2006.
E’ sempre così. Il G8 è sempre un manifesto alle intenzioni, una riunione in cui si decide su cosa è meglio fare pugnette. Poi gli altri fanno i fatti.
### UPDATE ####
Sempre il buon Rampini, che a questo punto penso ci stia rimuginando tantissimo su questo argomento e presto ne uscirà con un post bello lungo (attendiamo …), scrive ancora:
Come valutare la dimensione dello sforzo compiuto al G8 con la creazione del fondo alimentare da 20 miliardi di dollari (destinato a investimenti nei paesi più poveri)?
Forse è utile ricordare quanto è stato speso dall’Amministrazione di Washington per salvare una sola delle istituzioni finanziarie in crisi l’anno scorso. La compagnia assicurativa Aig, travolta dalle sue operazioni speculative, ha ricevuto dal contribuente aiuti per 170 miliardi di dollari.
D’accordissimo
Ora che anche questo inutile G8 è (Dio sia lodato) chiuso e gli inviati dei TG principali e purtroppo anche di Sky potranno dissetarsi avendo sicuramente la bocca secca dopo tanta salivazione, possiamo dire che l’Italia è sopravvissuta senza danni, anche grazie al fatto che avevano fatto capire al nostro presidente del consiglio che questa volta avrebbe dovuto fare il bravo bambino, perchè rischiava di brutto e pizzicotti, cornini, gag, barzellette da Car (Corso Addestramento Reclute), non sarebbero state tollerate. Non sono mai stato iscritto al partito del “tanto peggio tanto meglio” e cerco di ricordarmi sempre che l’Italia deve sopravvivere anche a questo, come ad altri, governi, e una figuraccia all’Aquila non sarebbe stata letta come una figuraccia di papi, ma della nazione intera. Quando Berlusconi dovrà, come un giorno dovrà fare, restituire le chiavi dell’automobile Italia che gli abbiamo dato da guidare, ma che non è sua, dovrà ancora avere il proprio spazio nel garage che conta e ne abbiamo riparate in condizioni ben peggiori, di motore e di carrozzeria. Con lui, e con i suoi comportamenti, continueremo a fare i conti noi, insieme con i pochi giornali che ancora fanno giornalismo, e per questo trovo intollerabili iniziative come quella di DiPietro e della sua paginata pubblicitaria sui giornali stranieri. Queste sono pagliacciate umilianti e disperatamente provinciali. Ogni giornale straniero ha quanti inviati e corrispondenti in Italia desideri, come noi li abbiamo nel mondo, che possono da soli investigare, intervistare, scrivere, criticare, denunciare i rischi per la nostra democrazia e quant’altro fino a consumarsi le dita, se li vedono, come facciamo già noi, ogni giorno.
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