La mia personale rassegna cinematografica si è conclusa. In totale ho visto 5 film, di cui 4 tra ieri e oggi.
Mi è piaciuto moltissimo Benda Bilili!, un film documentario su un gruppo musicale congolese fatto di persone malate di poliomelite e quindi costretti su una sedia a rotelle, ma che da zero e iniziando a suonare in mezzo alla strada, al disastro e nella povertà più assoluta del Congo riescono a diventare uno dei gruppi africani più famosi nel mondo con enorme successo (io non li conoscevo, ma mi sono piaciuti talmente tanto che ora voglio assolutamente informarmi di più su di loro e cercare l’album). Very positive and inspiring!
Molto strano Somos Lo Que Hai (We Are What We Are), film sulla povertà e miseria di una famiglia messicana che non avendo niente da mangiare e non avendo risorse, si da al cannibalismo. Un film con tanti punti interrogativi rimasti irrisolti per lo spettatore e che non permette di comprendere bene la trama. Il tipico film che odio. Sulla stessa lunghezza d’onda è stato La Casa Muda (The Silent House), un film horror spagnolo che parla di padre e figlia alle prese con un assassino nascosto nella casa di campagna in cui si recano per lavorare part-time. Scene quasi completamente girate all’interno della casa, quasi totalità del film senza una parola, stanze piccole, claustrofobico, solo urla, sospiri, respiri pesanti, sussulti, cigolii e luci di candele. Momenti in cui tutto il cinema è saltato dalla paura. Ma anche questa pellicola finisce senza risolvere alcuni nodi cruciali della trama che non permettono di capire la sequenza delle scene. Bel film, girato molto bene, ma alla fine non ho capito niente! So bad!
Bel film Cleveland contre Wall Street, pellicola documentario che racconta la causa di tantissime famiglie di Cleveland intentata contro 21 banche di Wall Street, a causa degli effetti dei mutui subprime, sottoscritti dalle famiglie stesse con l’inganno delle banche. Molto Micheal Moore style, il tipico film che ti fa ringraziare di non essere americano.
Decisamente il peggior film, e lo dico a malincuore, quello italiano: Le Quattro Volte. Girato in un paesino sperduto della Calabria, racconta il ciclo di vita delle stagioni della natura e della vita. I pastori che portano le pecore a pascolare, le processioni di paese, l’agnellino che si perde nel bosco, la produzione di cenere per i campi. Non una parola in 2 ore di film. Un’ora passata a guardare le capre pascolare, l’agnellino perdersi mentre faceva beee, il cane che abbaia, il vecchio che tossisce, i taglialegna che tagliano la legna.
Sto leggendo il commento del regista sul film e leggo:
“Il linguaggio è importante quanto lo sviluppo di una tematica forte”, a tal punto da tramutare un film non politico in un film politico, “perché metto il pubblico di fronte a una scelta; infatti non lo assecondo con uno stile televisivo o cinematograficamente assimilato. Per questo Le quattro volte può essere considerato un film politico”
[...] Il viaggio è poetico all’insegna del ciclo della vita: del nascere, de morire e del rinascere; in cui al centro dell’attenzione non sosta come sempre l’uomo, “ma ciò che di solito nei film viene messo sullo sfondo” A questo punto un consiglio: andate a vedere questo film al cinema (dal 28 maggio) vi stupirà..
Va bene, andate pure a vederlo. Io non avevo mai provato tanta noia in vita mia prima d’ora.
Comunque sono contento, ho vissuto realmente il festival di Cannes. In mezzo a tutto questo delirio e ricchezza spudoratamente ostentata, si riesce comunque a sentire la magia del cinema. Provare per credere.