Archive for the ‘personal’ Category

Hello Apple

Posted on the marzo 4th, 2010 under Apple, personal by ale

Da oggi appartengo ufficialmente all’Apple World. Dopo 2 giorni di attesa è arrivato il mio nuovo MacBook 13”, l’attrezzo informatico che mi accompagnerà in questa nuova avventura francese.

Ho venduto il mostro (un fisso HP Quad Core, 4 GB di ram) per qualcosa di più piccolo, facile da portare e che non ingombri.

Insomma vita nuova, pc nuovo.

P.S.: nessuno di voi conosce un buon client di blogging per il Mac?

La soglia dei 30

Posted on the febbraio 6th, 2010 under personal, point of view by ale

Leggendo gli ultimi Wired e stando un po’ attenti alle dinamiche professionali degli ultimi anni mi sto accorgendo che c’è una soglia entro il quale o sei già diventato qualcuno e hai già preso la vita del denaro a palate, oppure non dico che rimarrai per sempre nella mediocrità, ma insomma non sarai sulla sua via maestra: i 30 anni. Mark Zuckerberg a 20 ha creato Facebook, Jack Dorsey a 32 (al limite) ha creato Twitter, Bill Gates a 20 anni ha fondato Microsoft Corporation, in copertina nell’ultimo Wired c’è Andrea Lo Pumo che 21enne ha creato Netsukuku, qualcosa per cui addirittura l’ITU si è interessata. Insomma c’è una soglia, quella dei 30 anni, entro il quale i futuri manager, o comunque persone di cui se ne sentirà ancora parlare, sono quelle che hanno già iniziato a farsi strada alla grande, nonostante l’età.

Non dico che è una soglia oltre il quale non ce la farai più. Sto dicendo che è una soglia entro il quale le persone più sveglie hanno già preso alcuni treni importantissimi che li porteranno a coincidenze con altri ancora più grandi. Mentre le persone comuni aspettano, a volte la divina provvidenza, per cambiare o darsi una mossa, quelli più svegli a 30 anni hanno già preso tutto quello che potevano prendere cogliendo ogni minima occasione possibile. E ovviamente dimostrando di avere capacità fuori dal comune, chiaramente. Non sono alieni. Sono persone normali, sveglie e con spirito di cambiamento e iniziativa. E una grande passione.

Au revoir Italie!

Posted on the gennaio 15th, 2010 under personal by ale

La notizia del giorno è l’ufficializzazione di qualcosa che ho solo accennato sui vari canali social fino a ieri, quindi se mi seguite anche lì sapete già di cosa parlo. Proprio oggi ho accettato una proposta di lavoro importante in Francia e a marzo, ufficialmente, mi trasferirò in Costa Azzurra per lavorare e vivere. La sede di lavoro è Sophia Antipolis, la casa ancora non so dove sarà (ci pensa l’azienda a cercarmela), ma comunque in zona Antibes-Nizza.

Inutile dirvi quanto io sia contento per mille motivi. L’opportunità di lavorare in un ambiente internazionale con persone da tutto il mondo, un ottimo contratto che qui in Italia ci sogniamo, l’occasione di crescere personalmente e professionalmente all’estero, imparare le lingue .. vivere al mare facendo il lavoro per cui ho studiato :) . All’estero i laureati sono considerati di un altro livello, non come semplici impiegati come in Italia.

Non riesco ad esprimere a parole quanto sia contento … :D

W l’okkupazione!

Posted on the gennaio 14th, 2010 under personal by ale

Il Corriere della Sera ha pubblicato questo articolo in cui il preside di questo liceo ha minacciato gli studenti di diminuire le feste di Carnevale se avessero fatto occupazione. Su Facebook l’ha “shareato” e sono nati alcuni commenti. Uno di questi è mio e mi va di scrivere anche qui cosa penso in modo un attimo più articolato.

Io credo che le occupazioni a scuola sono un momento importante. Lo dico con senno di poi, in quanto in quei momenti, anni fa, forse non me ne rendevo conto, come per tante altre cose per cui sono fiero di aver fatto il liceo scientifico “Paolo Giovio” di Como. Le occupazioni, le manifestazioni, i movimenti studenteschi sono tutte occasioni d’oro per i ragazzi e non vanno presi sempre e solo come occasioni per saltare le lezioni in modo più o meno regolato. Sono momenti in cui i ragazzi iniziano a farsi un’idea politica, a ragionare sul mondo intorno a loro. Nonostante i grandissimi pregi del liceo, una nota dolente è nell’insegnamento della Storia. Nonostante io abbia avuto sempre fantastici professori in questa materia, essi erano purtroppo vincolati dal programma. Qualcuno si spingeva un po’ oltre, la mia insegnante di Storia si è addirittura spinta fino alla rivoluzione Cubana accennandoci di Fidel Castro e Che Guevara, con occhio molto critico perché sapeva che quel momento di storia fu importante per gli anni successivi e senza alcuna spinta politica personale. Ma in generale, al liceo tutti hanno passato un intero anno a studiare la storia dell’impero Romano e i suoi centomila re e imperatori. Importante passo di Storia, ma sarebbe stato più gradito un approfondimento anche degli ultimi 50 anni di storia italiana dopo la seconda guerra mondiale. Invece niente, neanche un minimo cenno. E oggi infatti ci troviamo nella pericolosa situazione in cui in tanti cercano di “ripristinare” la figura di Craxi e i giovani non sanno neanche chi fosse, cosa ha combinato, cosa si intende per “anni di piombo”, non si sa quasi niente di Tangentopoli se non da racconti dei genitori o sprazzi su qualche articolo di spalla nei giornali, per i pochi eletti che leggono ancora. Niente. La scuola non ci insegna niente sui 50 anni della DC, sul partito comunista italiano, niente su Aldo Moro. Nulla.

Tutte queste sono mie conoscenze che mi derivano dalla curiosità intellettuale nata dopo aver frequentato movimenti, manifestazioni, persone che anni fa, alla mia età di allora, già si interessavano. E comunicavano con passione. Poi ognuno ha preso la propria strada, questo non è importante. La cosa importante, invece, è che in quei momenti, tutti noi abbiamo iniziano a porci domande sul nostro presente e la storia da cui essa è nata. Ringrazierò sempre questi momenti in cui, certamente, c’era tanto divertimento e senso di libertà, ma anni dopo posso tranquillamente affermare che furono tra i momenti più importanti della mia vita negli anni del liceo, gli anni in cui il mio cervello è iniziato a girare davvero, in cui mi è venuta letteralmente fame di conoscere la storia e capire che razza di paese siamo e da dove veniamo.

I presidi farebbero bene a comprendere tutto ciò e a lasciar correre. Come è sempre stato. Impedire ai giovani di fare questo tipo di esperienze fa sempre parte di questo tentativo di eliminare il formarsi delle coscienze che ormai da troppi anni in Italia è divenuta normalità.

2010 resolution

Posted on the gennaio 1st, 2010 under personal by ale

Di obiettivi da raggiungere ne avrei davvero moltissimi anche se in effetti questi due gatti hanno ragione. Comunque, spinto da emotività post sbronza di capodanno, vediamo se scrivendoli riesco a scremare .. sì, forse sì. Allora:

  • leggere. Chiudo il 2009 con 33 libri letti all’attivo e una dipendenza alla lettura quasi paragonabile alle droghe. Tutto ciò è molto positivo tranne per il portafogli e al fatto che alcuni luoghi ora preferisca evitarli: Feltrinelli in primis. Però ho riscoperto il Libraccio, in cui farò spedizioni punitive in questi giorni (non sarete mica convinti che i libri che avete regalato a Natale saranno letti davvero?!). Un obiettivo è continuare con questo trend, soprattutto non cercare una cura per questa dipendenza o farmi sopraffare dalla pigrizia, sempre all’erta e pronta a pugnalarti alle spalle.
    • per questo obiettivo sto mettendo su un blog in cui scrivo recensioni dei libri letti, passi che mi hanno colpito, pensieri nati dalla lettura. Un diario di viaggio in questo mio mondo letterario. Anobii non mi basta. Presto vi darò l’URL.
  • Sport. Classico obiettivo puntualmente abbandonato entro la fine del primo mese del nuovo anno. Qui Sig.ra Pigrizia di solito vince a mani basse, ma in questi giorni mi trova più risoluto. E per questo mi pongo un obiettivo specifico: la mezza maratona alla Stramilano, a marzo. Ho 3 mesi per allenarmi a fare 21 Km in meno di 2 ore! Osservando la distruzione fisica di questa sera dopo la partitella a calcetto, la vedo dura, ma sono motivato. DEVO FARCELA!
  • L’ultimo obiettivo è il più ostico. E’ un po’ filosofico, ma forse neanche tanto: trovare la mia strada. Questo ha tante implicazioni, mi riferisco alla mia vita, al mio lavoro. L’obiettivo è quello di capire dove devo andare e trovare il coraggio di fare delle scelte importanti, che vorrei fare, ma sul quale la mia maledetta razionalità estrema pone un diritto di veto che ancora ferma tutto. Vedremo.

Intanto, buon anno!

Odio il Natale

Posted on the dicembre 25th, 2009 under personal by ale

Perché accentua le differenze tra chi sta bene e chi sta molto male. Oggi qualcuno era da solo, per i motivi più vari. E tali motivi sono per la maggior parte sempre molto tristi. In questi due giorni dimentichiamo gli altri, presi come siamo dal raptus dei regali ci giriamo dall’altra parte per non disturbare la nostra bolla di calore umano e buonismo. In questo periodo ci stacchiamo dai problemi degli altri, ci siamo solo noi e la nostra famiglia, l’albero di Natale, il panettone, il calore di casa. Dimentichiamo che tante persone, anche molto vicine a noi, magari una famiglia non ce l’hanno oppure sì, ma con tanti di quei problemi che preferiresti il solito stress quotidiano per pensarci il meno possibile. Invece i media ti tartassano già da fine Ottobre e i problemi che durante l’anno riesci a sopportare, con fatica, diventano macigni insopportabili.
E’ questo il Natale? E’ così che avrebbe dovuto essere? Voi lo sentite il Natale? E se sì, cosa vuol dire? Regali? Essere buoni? E perché ve ne ricordate solo ora? La percentuale di suicidi aumenta proprio in questi giorni. Vi siete chiesti il motivo? Noi siamo parte delle cause.
A me il Natale fa schifo. A Natale il mondo diventa un luogo peggiore.

Preferisco il capodanno. Ha più senso, dà davvero speranza alle persone, hai la sensazione di chiudere un anno orribile e poter ricominciare da zero, ti poni obiettivi, riprendi la carica.

Il Natale ha perso il suo senso. Chi sta bene continua a farlo e chi sta male, oggi, vorrebbe essere su un altro pianeta.

Promemoria. 15 anni di storia d’Italia ai confini della realtà

Posted on the dicembre 22nd, 2009 under personal, point of view, politik by ale

Ieri sono stato al teatro Smeraldo, a Milano, per lo spettacolo di Marco Travaglio da cui ho preso in prestito il titolo per questo post. Nonostante il titolo, in realtà lo spettacolo tratta degli ultimi 30 anni di storia politica d’Italia, partendo infatti dal soggiorno di Vittorio Mangano presso la villa Berlusconi ad Arcore (che risale alla seconda metà degli anni ‘70), passando attraverso gli anni ‘70 e ‘80 degli affari tra mafia e finanza milanese, arrivando alla descrizione del fenomeno “Tangentopoli” e “Mani Pulite” con la scoperta dei furti colossali praticati da tutta la Prima Repubblica che mandarono sul lastrico il paese, l’era stragista e la pax mafiosa tutt’oggi in vigore. Tutto puntualmente supportato da nomi, cognomi, date, sentenze, dichiarazioni ufficiali, dati e fatti, fatti, fatti.

Uno spettacolo molto interessante che ricalca e continua quanto già Travaglio aveva già scritto ne “L’odore dei soldi”, un bellissimo dossier in cui si descrive puntualmente la nascita e le retrovie delle ricchezze e del potere di Silvio Berlusconi. Cose che ovviamente non sentirete mai da nessun altro mezzo di comunicazione di massa. Ovviamente non ha dimenticato di mandare frecciate contro chi ultimamente l’ha additato come seminatore d’odio! Lo spettacolo ti lascia un senso di amarezza enorme, il ripercorrere le tappe principali degli ultimi 30 anni di storia rende ancora più chiaro come il fango che dava forma alla Prima Repubblica è lo stesso che popola l’attuale classe politica, i personaggi sono quasi sempre gli stessi di allora, le dinamiche sempre uguali solo un po’ modificate. Ti fa rivivere le emozioni di quel periodo di fine anni ‘80 e inizi ‘90, la classe dirigente impegnata a rubare (gli stessi che poi saranno proclamati come grandi statisti o eroi), la mafia che si accordava con lo Stato e faceva grandissimi affari nel nord Italia, le stragi. Soprattutto evidenzia e sottolinea l’anomalia Berlusconi, i suoi altamente probabili rapporti con la mafia, la pax mafiosa cominciata immediatamente dopo la nascita di Forza Italia. Tante coincidenze, tantissime dichiarazioni di tanti pentiti, tantissimi fatti.

Esci dal teatro che vorresti chiedere a uno che vota Berlusconi “ma tu, che riponi in lui tutta questa fiducia, che quando gli avversari politici lo attaccano ti senti quasi colpito personalmente come se avessero attaccato te o un tuo parente stretto .. tutta questa fiducia, ma da dove la prendi? Sulle basi di cosa ti senti così fermamente convinto della bontà d’animo di Berlusconi? Come fai a chiudere gli occhi di fronte a una catena di coincidenze disarmanti che dura ormai da 20 anni e che stanno distruggendo un paese intero da tutti i punti di vista?”.

Io sono uscito da teatro con la voglia di approfondire tanti temi legati agli ultimi 30 anni di storia politica del nostro paese, sto rileggendo “l’odore dei soldi” che lessi anni fa, ma con la maturità e il mio bagaglio culturale di oggi, ho intenzione di leggere tanto sul periodo delle stragi, sugli anni precedenti ad essi e tante altre questioni.

Chi giudica Marco Travaglio forse è perché non l’ha mai ascoltato. Travaglio può stare simpatico o meno, ma nel caso in cui lo si critichi bisogna essere capaci di smentirlo. E’ un giornalista continuamente supportato da pile enormi di documentazioni a supporto delle sue tesi e ciò che racconta è facilmente riscontrabile negli atti giudiziari pubblici. Personalmente non sopporto coloro i quali gli contestano il fatto di essersi arricchito parlando solo ed esclusivamente di Berlusconi, come se la sua carriera fosse cominciata solo allora. Travaglio non lesina acide frecciate e asprissime critiche anche a sinistra, cosa che ieri ha fatto continuamente e senza sosta.

Miserabile

Posted on the dicembre 13th, 2009 under personal, theatre by ale

Ieri sera sono stato al Teatro Smeraldo, a Milano. Lo spettacolo di Marco Paolini con i Mercanti di Liquore, Miserabili. Io e Margaret Thatcher, è fantastico. Mi piace spendere i soldi in questo modo, per gli eventi live, concerti, spettacoli, incontri. Mi sembra di non buttare via il tempo, mi arricchisce, mi lascia qualcosa che continuo ad assaporare nelle settimane seguenti, allarga i miei punti di vista, mi viene voglia di approfondire, mi fa riflettere. Forse spendere non è il termine giusto: sto investendo il mio denaro in qualcosa di bello e utile per me stesso.

Ieri ho imparato il senso attuale del termine miserabile. Il testo e il video che vi posto sono una delle canzoni eseguite ieri durante lo spettacolo (e che fanno parte di un album che presto acquisterò) e che riassumono meglio il concetto.
Mi sono sentito un po’ preso in causa mentre l’ascoltavo. Ogni tanto mi sento così, quando arrivo la sera a casa stanco, quando faccio tardi dal lavoro quando gli straordinari neanche me li pagano e per quello perdo un’ora della mia vita che così mi viene rubata gratuitamente per il bene dell’azienda (che alla fine chissenefrega), quando nei weekend mi viene in mente di voler sistemare dei documenti. Ogni tanto mi sento come se la nuova realtà da lavoratore mi avesse ormai ingabbiato e mi stesse succhiando pian piano i miei interessi, la mia voglia di conoscere, fare, girare.
Mi ha fatto paura sentirmi così mentre ascoltavo questa canzone. Mi ha fatto paura riconoscermi, ogni tanto, nel termine miserabile.

Tornando allo spettacolo. Una scena molto bella, tra le tantissime, è stata la fine. Dopo gli applausi e gli inchini di rito, Marco Paolini ha voluto rendere omaggio alla strage di Piazza Fontana. Tutto il teatro è rimasto in piedi per qualche minuto mentre i Mercanti intonavano una canzone di Bob Dylan e Paolini ci raccontava dello spirito della società milanese durante i funerali, tanti anni fa. Una città che non ha applaudito all’uscita delle bare, ma è restata in silenzio e braccia ai fianchi e pugni chiusi ha dimostrato a tutta l’Italia come si fa a vincere contro le anomalie che portano a tragedie del genere. Applaudire avrebbe dato l’idea di un pubblico che vive l’evento, il silenzio e la forza di quei pugni chiusi, invece, di un gruppo enorme di persone unite e che vivono insieme e insieme si tirano su le maniche e vanno avanti. Il valore di essere società.
Guarda un po’, uno dei temi dello spettacolo.

 

Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Tu che passi le giornate chiusa nel tuo ufficio
Tu che sei sempre l’ultima ad andartene
E poi saluti la signora della pulizie
Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Che arrivi a casa e poi mangi una pizza surgelata
E poi ascolti le chiamate sulla segreteria
Quindi richiami chi non sa più dov’è che sei
Ti dico io quello che sei diventata
Miserabile, Miserabile, Miserabile
Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Tu lì sdraiata sopra il divano e con la TV
Che fa programmi a cui non sei interessata
E ti addormenti che hai ancora addosso il tuo tailleur
Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Che son 3 anni che le vacanze non le fai più
Perché c’è sempre un’ emergenza da sbrigare
E il tuo capo dice che la devi sbrigare tu
Ti dico io quello che sei diventata
Miserabile, Miserabile, Miserabile
Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Tu che i regali li compri sempre all’Autogrill
Che mandi i tuoi SMS e cerchi di giustificare
che non hai tempo neanche di andare a un funerale
Tu mi chiedi che cosa sei diventata
Che avevi un uomo premuroso e innamorato
Che se ne è andato quando gli hai detto imbarazzata
Che un bambino non lo avresti voluto mai
Ti dico io quello che sei diventata
Miserabile, Miserabile, Miserabile
Miserabile, Miserabile, Miserabile
Sei Miserabile

Solo per chi suona la chitarra: “Summer” – Joe Hisaishi

Posted on the dicembre 6th, 2009 under musica, personal by ale

Una delle colonne sonore più belle mai realizzate per un film. Il film in questione è “L’estate di Kikujiro” (un film abbastanza pesante, ma da vedere).
Sai suonare la chitarra? Sai leggere gli spartiti? Se non sai fare entrambi … cancellami dal tuo feed reader :D SCHERZO!!
Qui trovi il video di quello che puoi imparare a fare leggendo questi spartiti :)

 

Io mi sto già rovinando i polpastrelli :)

Crescere

Posted on the dicembre 2nd, 2009 under personal, point of view by ale

Cosa vuol dire crescere? E’ una domanda che in questo ultimo periodo mi assilla.
Prendiamo il mio caso. Qualche mese fa ho cambiato azienda per una più grande. Non che nell’altra mi trovassi male, tutt’altro, persone ottime, super preparate da cui poter imparare una marea di cose, location comoda (nonostante fossi pendolare), ma ho cambiato. Sentivo che non stavo crescendo, una sensazione che mi faceva sentire quasi immobilizzato. Ho dovuto farlo, sentivo che era giusto per me stesso e non mi pentirò mai di quella scelta. 
Sensazione. Ho percepito l’idea della crescita sentendola in qualche modo legata al mio stato d’animo: mi sentivo bloccato, quindi non stavo crescendo. Questa sensazione mi ha fatto fare un passo che ha modificato il mio status quo. Ho reagito ad una condizione che mi toglieva anziché darmi. Ma darmi cosa? Un amico la crescita l’ha definita come l’acquisizione di ruoli di responsabilità, di esperienza tecnica e relazionale, crescita economica. Sono d’accordo con lui, ma manca un pezzo. Quella sensazione che percepii mesi fa ne è proprio la prova perché anche in quella situazione avrei acquisito capacità tecniche-relazionali-economiche (dopo un po’ di tempo), eppure dovevo cambiare. L’altro pezzo che manca alla definizione di crescita del mio amico, che quasi mi verrebbe da chiamare crescita formale, è la crescita informale. La crescita come persona. Il blocco che sentivo era un blocco dovuto alla mia personale mancanza di curiosità verso quello che stavo facendo, quella fiammella che ti spinge a capire e a risolvere qualsiasi cosa in tempi brevi perché in qualche modo ci arrivi, anche quasi per intuito. La passione e la curiosità in quello che si fa ti porta ad essere brillante, veloce, intuitivo, propositivo e proattivo. Non solo cresci da un punto di vista formale, imparando e tenendoti informato sempre sullo stato dell’arte di quel settore, ma ti porta anche ad essere una persona migliore, mantieni livelli di stress più elevati e ti fai avanti senza timore. E tutto questo si riscontrerà in elevata produttività e quindi crescita economica (nel medio periodo).
Tecnica + responsabilità + curiosità + passione = crescita. I primi due fattori formali, mentre gli altri informali.
E’ l’unione di questi fattori che ti fanno crescere e che personalmente lo trovo equivalente all’uscita dalla mediocrità.

Trovo che i fattori informali siano quelli di maggior peso, i fattori che ti danno uno scopo mentre i fattori formali (la tecnica, i ruoli di responsabilità, etc…) siano solo strumenti che in qualsiasi caso acquisirai (sei bravo in Java, Oracle, SAP, etc …). Cambiare fino a che non si trova il migliore connubio tra tutti questi fattori, secondo me, è cosa buona e giusta.

Soprattutto quando ancora non si ha neanche 30 anni.
Soprattutto quando al lavoro ci passi 8 ore al giorno e il tuo collega lo vedi più spesso di tua madre.

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