Archive for the 'copyright' category

PI: Spagna, P2P innocente fino a prova contraria

lug 09 2009 Pubblicato da ale sotto copyright, internet

“Aggiungere un lavoro o una registrazione video a Emule che era stata precedentemente convertita in un file informatico non è un atto di riproduzione” ha scritto il giudice, dicendo che “La copia non è a fini di profitto, o uso collettivo, poiché questi due termini fanno riferimento all’utilizzo del lavoro fatto dopo che il download è avvenuto, dopo la copia”. Nel codice spagnolo la distribuzione viene definita come un qualcosa di pertinente a oggetti fisici, come dischi e supporti ottici, mentre quanto avviene sul P2P è intangibile.”

viaPI: Spagna, P2P innocente fino a prova contraria.

One response so far

rifletto tv sotto sequestro

mag 18 2008 Pubblicato da ale sotto copyright, personal, web technology, web2.0

Ne parlai anche io tanti mesi fa. Rifletto Tv, il sito web da cui era possibile, incredibilmente, vedere film appena usciti al cinema direttamente in streaming, è ora sotto sequestro da parte della GdF.

Il tutto pareva un pò strano, in effetti ….

Fonte: Tom’s Hardware

2 responses so far

Copyright fino a 95 anni. Si è persa la bussola.

feb 15 2008 Pubblicato da ale sotto copyright, personal

Oggi da Punto Informatico

il commissario europeo Charlie McCreevy ha scelto ieri di sganciare la sua bomba sul mercato musicale e su Internet, proponendo per gli artisti una estensione dei diritti che li porti dagli attuali 50 anni a 95

Secondo me si è persa la bussola. Il problema non è di chi chiede l’allungamento del copyright, perchè ovviamente fa i suoi interessi e in questo caso stiamo parlando delle lobby musicali, ma il vero problema è se le istituzioni cedono. E se cedono, come rivela questa dichiarazione del commissario europeo, vuol dire che si è persa la bussola. Vuol dire che ci si è dimenticati del senso stesso del copyright.
Da Wikipedia:

La normativa sul diritto d’autore prevede una durata del copyright che è sempre limitata nel tempo e varia significativamente a seconda della categoria merceologica da tutelare (CD di musica, CD software, medicinale, etc.).

Il periodo di copyright dovrebbe consentire di avere un adeguato margine di guadagno e di recuperare i costi che precedono l’entrata in produzione e la distribuzione del prodotto. La durata dovrebbe essere tanto più lunga quanto maggiori sono i costi da remunerare, e quanto più lentamente il prodotto viene comprato dal mercato.

Tuttavia non sempre la proporzione viene rispettata. Un cd musicale ha un periodo di copyright di 70 anni; per un medicinale, che ha costi di ricerca e sviluppo molto maggiori (migliaia di mld), il periodo di copertura è di 30 anni.

In passato, con la morte dell’autore veniva estinto il periodo di copyright. Attualmente, il diritto d’autore passa agli eredi della persona fisica estinta e quindi la durata prevista dalla legge è prescrittiva (30/70 anni in ogni caso). Rispetto ai secoli precedenti si è anche ribaltata la distribuzione dei margini: all’editore tocca talvolta più dell’autore, talora più del 50%, a fronte di un margine che per un intermediario comunemente si ritiene equo intorno al 20%.

La remunerazione dell’autore è giusta e sacrosanta e ha il senso di voler incentivare la produzione di opere creative che aggiungono qualcosa alla cultura umana.
Il periodo di tempo limitato ha un suo motivo preciso ed è quello di far in modo che l’opera creativa aiuti a sviluppare, dopo il termine del copyright e quindi con il passaggio dell’opera al pubblico dominio, la generazione di altra cultura. Com’è sempre successo nella nostra storia.
Aumentare il periodo di sfruttamento economico di un’opera creativa ha tre conseguenze, secondo me:

  1. continua a far guadagnare soltanto e soprattutto chi detiene questi diritti, e non l’autore stesso che, come potete leggere da Wikipedia, riceve solo una piccola parte delle entrate;
  2. taglia le gambe alla generazione di cultura ulteriore;
  3. impedisce la nascita di attività economiche basate su opere ormai vecchie e fuori catalogo. Quelli che vendono opere di pubblico dominio.

Questo vuol dire che l’allungamento del periodo di copyright è utile soltanto alle etichette discografiche. Quali possono essere questi enormi guadagni di musica prodotta da uno sconosciuto autore negli anni 50, adesso? Mi scandalizza sentir parlare il commissario europeo di pensione e sostentamento per quei poveri autori ormai 70enni che vedono finire il periodo di guadagno negli anni in cui sono più fragili. Il copyright non è mica un fondo di sostentamento!!  Un cd dopo un anno circa viene eliminato dal catalogo e se viene fatto è per un motivo, vuol dire che non ha più questa rilevanza economica tale da giustificare il costo di mantenimento del cd sul mercato. Perchè nessuno lo compra più. Ora va bene per i Beatles, ma uno sconosciuto forse ad un anno in catalogo neanche ci arriva. Non sta in piedi dire

“Si parla dei migliaia di musicisti di sessione anonimi, gente che ha contribuito alle registrazioni alla fine degli anni ’50 e negli anni ’60. Non otterranno più le royalty, che però sono spesso la loro sola pensione”

Non ha alcun senso estendere il periodo di copyright per far in modo di dare una pensione a musicisti anonimi. Se per 50 anni sono rimasti anonimi ci sarà un motivo. Non è possibile che inizino a guadagnare con un allungamento del copyright, perchè molto probabilmente non guadagnavano neanche prima. Allora tutto questo a chi fa bene, in fin dei conti?

Il copyright inteso come un fondo pensione è una cosa a cui neanche gli USA sono arrivati. E questo mi sconvolge molto. Lì almeno sono chiari, sono le lobby che hanno un enorme peso nelle decisioni politiche e legislative e il tutto assume toni più “normali” (paradossalmente): grandi interessi economici contro l’interesse collettivo. Si tratta “solo” (sto estremizzando) di tentare di tornare sulla retta via etica, quella che portò alla nascita del concetto di diritto d’autore. Ma qui le lobby sono arrivate al punto di mascherare le loro ambizioni economiche per motivi sociali: la pensione. Sì perchè sono soprattutto le case discografiche e i grandi artisti che hanno chiesto questo allungamento.

Il copyright è nato per uno scopo preciso e nobile: tu dai qualcosa alla cultura e noi ti ripaghiamo per questo. Ma non per sempre, perchè per lo stesso motivo per cui tu hai preso qualcosa da qualcun’altro noi facciamo in modo che anche altri possano, un giorno, prendere da te e creare qualcosa di nuovo. Così la cultura è progredita. Senza questo meccanismo la cultura ha un blocco, la creatività non ha un futuro.

Quello che è successo negli USA è grave perchè si è visto, e Lessig ne parla ampiamente, che ogni volta che si raggiungeva il termine del periodo di copertura del copyright le grandi lobby hanno sempre pressato il legislatore per far in modo di aumentare questo periodo. Questo vuol dire che il pilastro che regge questo principio di proprietà intellettuale svanisce: non è più limitato, è perpetuo. Quello che mi spaventa è che se siamo arrivati a questo punto anche qui in Europa, chi mi garantisce che non avverrà ancora un altro allungamento tra 45 anni (cioè al termine della nuova scadenza)?

La meta è sempre stata quella di incentivare la creazione per aumentare la nostra cultura. Se perdiamo la bussola, quindi non troviamo più la giusta direzione, si finisce per sconvolgere tutto e far nascere un meccanismo in grado di sopprimere la creatività.

P.S.: e poi, pensione .. mi volete dire che Paul McCartey non arriva a fine mese se ora finisce il periodo di copyright sulle canzoni dei Beatles? Ma dai ..

No responses yet

Se il mondo cambia, le leggi si devono adeguare

gen 10 2008 Pubblicato da ale sotto copyright, personal

Il rapporto tra copyright e Internet mi è sempre interessato molto. Questo interesse è nato dopo aver letto un libro di Lawrence Lessig, Il Futuro delle Idee, e mi ha talmente appassionato che ho comprato altri 2 suoi libri, Cultura Libera e Code 2, che sto leggendo ora (è altissimo, è in inglese e non è un libro da leggere a letto prima di addormentarsi).
Tutto quello che dice Lessig sul copyright, fondamentalmente, parte dallo studio del passato, o meglio, dallo studio dei comportamenti nostri e del legislatore nel passato in relazione a quelli nel presente. La creatività e la conoscenza si sono sempre basati sulla costruzione di qualcosa di nuovo da quello che c’era già. I modi per fare questo sono via via cambiati nel tempo, con l’avanzare della tecnologia rendendo poco costosi alcuni procedimenti prima molto impegnativi. Le leggi sono quindi via via cambiate in base a questi cambiamenti, cercando di adattarsi alle nuove situazioni che il mondo presentava e cercando di rappresentare la società nel modo migliore possibile.
Il primo esempio di Lessig per capire tutto il suo pensiero è questo:

All’epoca in cui i fratelli Wright inventarono l’aereoplano, la legislazione americana sosteneva che il proprietario di un terreno ne possedeva di conseguenza non soltanto la superficie, ma tutta la terra al di sotto, fino al centro della terra, e tutto lo spazio al di sopra, “fino ad un’estensione indefinita verso l’alto”. Per molti anni, gli studiosi si erano chiesti come interpretare correttamente l’idea che i diritti sulla terra potessero estendersi fino al cielo. Ciò significava forse che si possedevano anche le stelle? Si potevano denunciare le oche per le continue e volontarie violazioni?
Poi arrivarono gli aereoplani, e per la prima volta questo principio della legislazione americana (..) divenne importante. Se il mio terreno arriva fino al cielo, che cosa succede quando la United ci vola sopra? Ho il diritto di vietarne il passaggio sulla mia proprietà? Mi è consentito firmare una licenza esclusiva con Delta Airlines? (..).
Nel 1945, queste domande divennero un caso federale. Quando Thomas Lee e Tinie Causby, contadini del North Carolina, iniziarono a perdere i polli a causa dei voli a bassa quota degli aerei militari (sembra che i polli terrorizzati volassero contro le pareti del granaio e morissero), i Causby sporsero denuncia sostenendo che il governo violava illegalmente la loro proprietà terriera. (..).
La Corte Suprema accettò di esaminare il caso. (..) La Corte riconobbe che “esiste un’antica dottrina secondo cui nel diritto consuetudinario, o sistema giuridico a common law, la proprietà di un terreno si estende fino alla periferia dell’universo”. (..) Ma il giudice Douglas non aveva molta soggezione verso le antiche dottrine. In un unico paragrafo, vennero cancellati centinaia di anni di leggi sulla proprietà. Così scrisse Douglas a nome della Corte:
[Tale] dottrina non ha spazio nel mondo moderno. L’aria è un’autostrada pubblica, come ha dichiarato il Congresso. Se ciò non fosse vero, ogni volo transcontinentale sarebbe soggetto a infinite denunce per violazione di proprietà. Il senso comune si ribellerebbe all’idea. (..).

L’ultima frase è fondamentale. Indipendentemente dal fatto che questo si riferisce ad un caso completamente diverso e che si adatta benissimo per tutti i discorsi su, per esempio, la Net Neutrality, questo esempio è comunque fondamentale: leggi che cambiano in rapporto all’avanzare della società e della tecnologia. I Causby avevano diritti di proprietà fino ai bordi dell’universo, ma sono arrivati gli aerei e le leggi sono state modificate perchè il senso comune si ribellerebbe all’idea. L’interesse privato non poteva superare quello pubblico. E’ un concetto semplice, ma che è stato ribadito in un momento storico in cui dall’altra parte non c’erano grandi interessi economici a contrastare la decisione del giudice Douglas.
Quello che penso sempre quando leggo della musica, della pirateria, del p2p, film, divx è che invece siamo in un momento in cui questo semplice meccanismo di adattamento della legislazione all’avanzare della tecnologia si sia inceppato. Ora a contrastare le scelte del legislatore ci sono interessi enormi che passano anche al di sopra del senso comune (le immagini delle opere d’arte che non è possibile inserire nei siti Web, tanto per fare un esempio. O che comunque per farlo ci sono mille limitazioni, assurde). Leggi studiate per un mondo con una struttura completamente differente, sono stirate fino a essere trasformate nella loro essenza per far in modo di permettere a pochi grandi di continuare a guadagnare, anche quando il mondo è cambiato e la struttura su cui si reggono tali leggi è completamente differente. E invece di cambiare le leggi perchè non rappresentano più la realtà si cercano dei sistemi per continuare ad utilizzare un codice vecchio per un sistema nuovo.
In gioco c’è solo il futuro della creatività. Delle idee, appunto.

Tornerò su questo punto tra qualche tempo, perchè altrimenti scriverei un post lungo qualche metro.

5 responses so far

Tassa su Internet. Bocciata in Canada

gen 10 2008 Pubblicato da ale sotto copyright

Sembra che non possa essere approvata la proposta della Songwriters Association of Canada (SAC) di creare una tassa su Internet di 5$/mese, idea nata per cercare (finalmente, aggiungo io) una via alternativa a quella del perseguimento con ogni mezzo degli utenti (inutile e dannoso, aggiungo io).
Chi si è rivoltato? Beh, non serve usare troppa immaginazione. Ovviamente chi ha interesse a mantenere lo status attuale sul copyright quindi la Canadian Record Industry Association (CRIA) (la nostra SIAE) e la Bell Canada, uno dei maggiori operatori di telecomunicazioni del paese e proprietaria lei stessa di un’etichetta discografica, la Puretracks.
Il bello viene soprattutto quando il presidente di questa etichetta dice
“Non vogliamo intraprendere una strada che è una vana speranza, presentata come una veloce soluzione – ribadisce Henderson – Perderemmo di vista le questioni reali che ci possono aiutare a risolvere i problemi dell’industria”.

I problemi dell’industria nascono da IL problema del copyright. Le persone scaricano dalla rete, a parte la comodità di fare qualcosa da casa, perchè i cd costano troppo. E i cd costano troppo perchè nell’iter che li porta dalla loro produzione alla loro messa in vendita le case discografiche aumentano il prezzo in modo spropositato, per far in modo di spremere fino all’ultimo centesimo i “loro” diritti di copyright sull’opera creativa, utilizzando leggi create per un mondo in cui non esisteva la Rete e che gli stessi creatori avrebbero sicuramente modificato se un veggente avesse predetto loro questa immensa rivoluzione. Sempre se ci avessero creduto.

No responses yet

molto realistico

gen 03 2008 Pubblicato da ale sotto copyright, divertenti

No responses yet

Cos’è il Creative Commons

dic 31 2007 Pubblicato da ale sotto copyright

Questo video spiega in modo molto semplice e preciso cosa sono le licenze Creative Commons. Ha il pregio di far capire molto bene, tramite anche tanti esempi reali, l’importanza di questo tipo di licenze e come si collocano nell’attuale panorama dei diritti d’autore.

I diritti d’autore sono uno dei problemi fondamentali nati con Internet, essi necessitano di un radicale cambiamento, e il Creative Commons è il primo passo.

L’animazione originale è rilasciata con licenza
Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike e per questo motivo la trovate anche su YouTube e io posso liberamente metterla nel mio blog.

No responses yet

Copyright sui monumenti egizi

dic 26 2007 Pubblicato da ale sotto copyright

Gli anni avanzano e la vecchiaia fa brutti scherzi.

Il parlamento egiziano si accinge ad approvare una legge che impone il pagamento di diritti ogni volta che viene riprodotto uno dei suoi celeberrimi monumenti, dalle piramidi alla Sfinge. Lo ha annunciato Zahi Hawass, discusso e carismatico responsabile delle antichita’ egizie (continua a leggere).

No responses yet

l’arte italiana scompare dalla Rete

dic 21 2007 Pubblicato da ale sotto copyright, italianità

Da punto-informatico

Il "Codice dei beni culturali e del paesaggio" (che chiameremo Codice Urbani, dal nome del suo ispiratore), regola tutte le opere gestite da enti pubblici italiani, e sta creando non pochi problemi alla loro promozione nel mondo. Tale codice prevede il divieto assoluto di fotografare le opere in mancanza di un’autorizzazione dell’ente che le gestisce (museo, comune, ministero…). Per lo stesso motivo è vietata anche la riproduzione su internet.[...]

[...]Riassumendo: non solo non è possibile fotografare le moderne opere architettoniche pubbliche, non è nemmeno possibile fotografare quadri e sculture di qualsiasi epoca presenti nel territorio italiano.[...]

In una società sempre più pervasa dalla tecnologia e dall’immediatezza di comunicazione, dove la maggioranza delle informazioni viene acquisita online, l’Italia si chiude dietro a leggi burocratiche e farraginose che stanno facendo scomparire tutta la sua arte dal Web: coi danni che questo comporterà nel breve ma soprattutto nel lungo termine.

E’ assurdo …

No responses yet

Lessig letters

dic 19 2007 Pubblicato da ale sotto copyright

Sono iscritto alla newsletter di Lawrence Lessig e ogni mese mi arrivano le lettere degli utilizzatori delle licenze Creative Commons (anche su Wikipedia) che scrivono la loro testimonianza. Sono molto belle e molto interessanti e dimostrano davvero come qualsiasi tipo di persona, società o artista possa trarre vantaggio da questo tipo di licenze. Vi riporto una parte dell’ultima lettera ricevuta via mail il cui autore è Mike Shaver, Chief Evangelist della Mozilla Corporation:

[...]Similarly, Creative Commons has produced a set of licenses that helps
not only software developers, but photographers, musicians, authors,
bloggers, videographers, poets, DJs, painters , documenters, and
journalists. This means that anyone who produces a creative work,
which is virtually everyone on the planet, can share their work in
ways that they choose. CC recognizes that different creators have
different needs and expectations, and provides a set of clear and
meaningful choices based on legal expertise and pragmatism. That is a
monumental achievement, given the complexities of copyright law, and a
tremendous contribution to the intellectual and artistic growth of the
world.

The Web has been successful in part because people are able to share
and learn from each other. Unfortunately, people had to individually
learn and understand the interactions of copyright law and their
desired uses in order to effectively and legally build on each other’s
work. Creative Commons has changed the game forever, and more people
than ever before understand their options as creators, the value of
contributing to a commons, and the power of building on each other’s
work. Even as legislators and industry lobbyists work to erode fair
use and other critical rights, CC demonstrates that copyright can be
used to promote dialogue and shared goals, not just restrict and
confine.[...]

No responses yet

Older posts »

Related Posts Plugin created by - Powered by Sabian Cymbals and r4 ds card.