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Ceci n’est pas une eglise

Posted by on 22 gennaio 2012

Una delle grandissime differenze tra Italia e Francia è la cultura cattolica. In Francia è inesistente, Chiesa e Fede sono qualcosa di completamente estraneo alla cultura di questo popolo, e la laicità dello Stato e delle sue istituzioni raggiunge estremi che noi italiani neanche ci sogneremmo. Per farvi capire, mentre per esempio in Italia il corso di religione esiste (seppur facoltativo) e ci sono lotte e fiumi di parole pro-contro i crocifissi nelle scuole, qui in Francia a scuola i maestri non possono neanche menzionare ai ragazzi discorsi legati alla Chiesa e alla religione: pena la denuncia. A scuola non si può parlare di Natale e nelle strade non troverete da nessuna parte i festoni con “Bon Noël” (Buon Natale), ma piuttosto un più generico “Bonnes fetes” (Buone feste).
Questa laicità estrema, però, ha condotto a un aspetto che non immaginavo. Per noi italiani il “far parte” di una comunità cattolica praticante è qualcosa di assolutamente normale e le celebrazioni e riti sono qualcosa che facciamo per default, infatti tutti riceviamo battesimo, cresima e comunione, e ci sposiamo in chiesa senza pensarci troppo e sapere bene il loro significato. Si va a Messa tutte le domeniche e tutto questo, e credo veramente che valga per la maggior parte delle persone (quelle che almeno conosco io), lo si fa più per tradizioni che per convinzione personale. Lo si fa e basta. Qui in Francia invece questo concetto non esiste, ma quando si riesce a trovare una comunità legata alla Chiesa, essa è incredibilmente convinta e l’energia che sprigiona è qualcosa che ti avvolge completamente e senza accorgertene ne entri a far parte. In Italia la Chiesa è qualcosa che fa parte di noi, è nella vita di tutti i giorni, se ne parla sempre sui giornali, è ovunque, e fin da piccoli ci si trova all’interno di un cammino cattolico che ci viene imposto (e non sto esagerando. Il catechismo viene imposto e se non lo si fa si viene visti male dalla comunità in cui si vive). Insomma, non si fa fatica per fare la Prima Comunione. Qui in Francia questa lontananza dalla Chiesa, invece, impone alle persone interessate uno sforzo in più, e il cammino è decisamente più faticoso rispetto al nostro. Anche solo per trovarla una comunità del genere. Ma alla fine di questa ricerca e di questo cammino personale, le persone, e la comunità che grazie a loro si crea, è qualcosa che noi in Italia non abbiamo. La convinzione e la Fede nelle persone che sto conoscendo in questo periodo è qualcosa che non ho mai incontrato in Italia, dove invece ho sempre trovato solo bacchettoni che come automi vanno a Messa la domenica.

In Italia ci siamo troppo abituati a questo aspetto, e questa inerzia nel portare avanti questa tradizione senza mai fermarsi un attimo a ragionarci sopra ha creato una cultura più spiritualmente arida di quanto non pensi di essere. E testimonianze quotidiane di totale mancanza di valori umani come la compassione, la solidarietà verso il prossimo, il diverso, lo straniero … beh, basta andare ogni giorno su Repubblica per accorgersi che in Italia i valori cristiani, a tutti i livelli della società, abbiano la stessa importanza che potrebbero avere per un cinese ateo: zero.

La spiritualità, intesa come personale dialogo interiore e ricerca dei valori essenziali, è fondamentale, mioddio. Siamo esseri umani che vivono insieme in un mondo organizzato, ma siamo mossi da passioni, sempre e in qualsiasi cosa facciamo. Senza valori spirituali di base comuni a cui credere convinti si arriva all’autodistruzione.

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