Da "Drive. The Surprising Truth About What Motivates Us" di Daniel H. Pink, libro molto interessante che sto leggendo:
… external rewards and punishments – both carrots and sticks – can work nicely for algorithmic tasks. But they can be devastating for heuristic ones. Those sorts of challanges – solving novel problems or creating something the world didn’t know it was missing – depend heavily on Harlow’s third drive. Amabile calls it the intrinsic motivation principle of creativity, which holds, in part: "Intrinsic motivation is conductive to creativity; controlling extrinsic motivation is detrimental to creativity." …
Il concetto è che in questi ultimi decenni è cresciuta molto velocemente la voglia di indipendenza e di espressione della propria creatività, soprattutto nel contesto lavorativo. Cresce la voglia di mettersi continuamente in gioco, di sentirsi parte di qualcosa di importante, di fare qualcosa di utile, sempre meglio. I lavori meccanici e di routine li facciamo fare in India, in Cina, dove il lavoro costa poco e dove sembra che a loro, dopo tutto, non interessi gran che della motivazione personale. Noi invece siamo sempre più affamati di creatività, o almeno, di essere messi alla prova.
Bel libro. Finora.