Ma tornando al tema: cosa si fa su Facebook – in prevalenza – se non leggere? Con quante note, discorsi, articoli, conversazioni, micro-testi, racconti, storie di vita veniamo in contatto ogni giorno? Non sono anche queste forme di racconto, di letteratura?
Dovremmo abituarci a pensare che le forme di scrittura e lettura stanno cambiando molto negli ultimi anni. E comprendere che siamo davanti a fermenti partecipativi e inclusivi nelle forme di produzione dei contenuti. Certo le vecchie rendite di posizione si scardinano ma si aprono anche ampi spazi per la produzione di cultura in forme innovative. E chissà quanti nuovi autori si apriranno lo spazio tra le maglie dei social network.
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