Sul The New York Times c’è un articolo interessante:
Call it the International Paradox.
Web companies that rely on advertising are enjoying some of their most vibrant growth in developing countries. But those are also the same places where it can be the most expensive to operate, since Web companies often need more servers to make content available to parts of the world with limited bandwidth. And in those countries, online display advertising is least likely to translate into results.
L’utilizzo di applicazioni 2.0 sta crescendo a dismisura in quei paesi dove i costi sono più dei ricavi. Siamo in un momento storico in cui ci si inizia a domandare come riuscire a ricavare denaro da applicazioni come Facebook, Twitter e YouTube e si sta già vedendo che l’advertising non è che funzioni poi così tanto bene. La pubblicità in rete genera meno della metà dei ricavi che potrebbe potenzialmente avere a fronte di parecchi milioni di visite in siti come quelli appena citati. Nessuno ci fa caso, sostanzialmente, alla pubblicità. Nonostante questo il servizio c’è, è gratuito e ha dei costi fissi, per quelle aziende, che in genere sono molto alti come i server dislocati nel mondo per garantire un alto numero di contenuti sfruttando la località dei dati piuttosto che la larghezza di banda disponibile.
I paesi in cui si sta avendo la maggior crescita di utilizzo di questo tipo di applicazioni sono in zone del mondo come Africa, Asia, America Latina e Europa dell’est. Se nelle zone più ricche del pianeta ci sono problemi di ricavi, in queste zone è più la spesa che l’impresa. Il garantire un servizio gratuito a tutti è troppo costoso.
“Whenever you have a lot of user-generated material, your bandwidth gets utilized in Asia, the Middle East, Latin America, where bandwidth is expensive and ad rates are ridiculously low,” Mr. Volpi said. If Web companies “really want to make money, they would shut off all those countries.”