Oggi da Punto Informatico
il commissario europeo Charlie McCreevy ha scelto ieri di sganciare la sua bomba sul mercato musicale e su Internet, proponendo per gli artisti una estensione dei diritti che li porti dagli attuali 50 anni a 95
Secondo me si è persa la bussola. Il problema non è di chi chiede l’allungamento del copyright, perchè ovviamente fa i suoi interessi e in questo caso stiamo parlando delle lobby musicali, ma il vero problema è se le istituzioni cedono. E se cedono, come rivela questa dichiarazione del commissario europeo, vuol dire che si è persa la bussola. Vuol dire che ci si è dimenticati del senso stesso del copyright.
Da Wikipedia:
La normativa sul diritto d’autore prevede una durata del copyright che è sempre limitata nel tempo e varia significativamente a seconda della categoria merceologica da tutelare (CD di musica, CD software, medicinale, etc.).
Il periodo di copyright dovrebbe consentire di avere un adeguato margine di guadagno e di recuperare i costi che precedono l’entrata in produzione e la distribuzione del prodotto. La durata dovrebbe essere tanto più lunga quanto maggiori sono i costi da remunerare, e quanto più lentamente il prodotto viene comprato dal mercato.
Tuttavia non sempre la proporzione viene rispettata. Un cd musicale ha un periodo di copyright di 70 anni; per un medicinale, che ha costi di ricerca e sviluppo molto maggiori (migliaia di mld), il periodo di copertura è di 30 anni.
In passato, con la morte dell’autore veniva estinto il periodo di copyright. Attualmente, il diritto d’autore passa agli eredi della persona fisica estinta e quindi la durata prevista dalla legge è prescrittiva (30/70 anni in ogni caso). Rispetto ai secoli precedenti si è anche ribaltata la distribuzione dei margini: all’editore tocca talvolta più dell’autore, talora più del 50%, a fronte di un margine che per un intermediario comunemente si ritiene equo intorno al 20%.
La remunerazione dell’autore è giusta e sacrosanta e ha il senso di voler incentivare la produzione di opere creative che aggiungono qualcosa alla cultura umana.
Il periodo di tempo limitato ha un suo motivo preciso ed è quello di far in modo che l’opera creativa aiuti a sviluppare, dopo il termine del copyright e quindi con il passaggio dell’opera al pubblico dominio, la generazione di altra cultura. Com’è sempre successo nella nostra storia.
Aumentare il periodo di sfruttamento economico di un’opera creativa ha tre conseguenze, secondo me:
- continua a far guadagnare soltanto e soprattutto chi detiene questi diritti, e non l’autore stesso che, come potete leggere da Wikipedia, riceve solo una piccola parte delle entrate;
- taglia le gambe alla generazione di cultura ulteriore;
- impedisce la nascita di attività economiche basate su opere ormai vecchie e fuori catalogo. Quelli che vendono opere di pubblico dominio.
Questo vuol dire che l’allungamento del periodo di copyright è utile soltanto alle etichette discografiche. Quali possono essere questi enormi guadagni di musica prodotta da uno sconosciuto autore negli anni 50, adesso? Mi scandalizza sentir parlare il commissario europeo di pensione e sostentamento per quei poveri autori ormai 70enni che vedono finire il periodo di guadagno negli anni in cui sono più fragili. Il copyright non è mica un fondo di sostentamento!! Un cd dopo un anno circa viene eliminato dal catalogo e se viene fatto è per un motivo, vuol dire che non ha più questa rilevanza economica tale da giustificare il costo di mantenimento del cd sul mercato. Perchè nessuno lo compra più. Ora va bene per i Beatles, ma uno sconosciuto forse ad un anno in catalogo neanche ci arriva. Non sta in piedi dire
“Si parla dei migliaia di musicisti di sessione anonimi, gente che ha contribuito alle registrazioni alla fine degli anni ’50 e negli anni ’60. Non otterranno più le royalty, che però sono spesso la loro sola pensione”
Non ha alcun senso estendere il periodo di copyright per far in modo di dare una pensione a musicisti anonimi. Se per 50 anni sono rimasti anonimi ci sarà un motivo. Non è possibile che inizino a guadagnare con un allungamento del copyright, perchè molto probabilmente non guadagnavano neanche prima. Allora tutto questo a chi fa bene, in fin dei conti?
Il copyright inteso come un fondo pensione è una cosa a cui neanche gli USA sono arrivati. E questo mi sconvolge molto. Lì almeno sono chiari, sono le lobby che hanno un enorme peso nelle decisioni politiche e legislative e il tutto assume toni più “normali” (paradossalmente): grandi interessi economici contro l’interesse collettivo. Si tratta “solo” (sto estremizzando) di tentare di tornare sulla retta via etica, quella che portò alla nascita del concetto di diritto d’autore. Ma qui le lobby sono arrivate al punto di mascherare le loro ambizioni economiche per motivi sociali: la pensione. Sì perchè sono soprattutto le case discografiche e i grandi artisti che hanno chiesto questo allungamento.
Il copyright è nato per uno scopo preciso e nobile: tu dai qualcosa alla cultura e noi ti ripaghiamo per questo. Ma non per sempre, perchè per lo stesso motivo per cui tu hai preso qualcosa da qualcun’altro noi facciamo in modo che anche altri possano, un giorno, prendere da te e creare qualcosa di nuovo. Così la cultura è progredita. Senza questo meccanismo la cultura ha un blocco, la creatività non ha un futuro.
Quello che è successo negli USA è grave perchè si è visto, e Lessig ne parla ampiamente, che ogni volta che si raggiungeva il termine del periodo di copertura del copyright le grandi lobby hanno sempre pressato il legislatore per far in modo di aumentare questo periodo. Questo vuol dire che il pilastro che regge questo principio di proprietà intellettuale svanisce: non è più limitato, è perpetuo. Quello che mi spaventa è che se siamo arrivati a questo punto anche qui in Europa, chi mi garantisce che non avverrà ancora un altro allungamento tra 45 anni (cioè al termine della nuova scadenza)?
La meta è sempre stata quella di incentivare la creazione per aumentare la nostra cultura. Se perdiamo la bussola, quindi non troviamo più la giusta direzione, si finisce per sconvolgere tutto e far nascere un meccanismo in grado di sopprimere la creatività.
P.S.: e poi, pensione .. mi volete dire che Paul McCartey non arriva a fine mese se ora finisce il periodo di copyright sulle canzoni dei Beatles? Ma dai ..