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Se il mondo cambia, le leggi si devono adeguare

Posted by on 10 gennaio 2008

Il rapporto tra copyright e Internet mi è sempre interessato molto. Questo interesse è nato dopo aver letto un libro di Lawrence Lessig, Il Futuro delle Idee, e mi ha talmente appassionato che ho comprato altri 2 suoi libri, Cultura Libera e Code 2, che sto leggendo ora (è altissimo, è in inglese e non è un libro da leggere a letto prima di addormentarsi).
Tutto quello che dice Lessig sul copyright, fondamentalmente, parte dallo studio del passato, o meglio, dallo studio dei comportamenti nostri e del legislatore nel passato in relazione a quelli nel presente. La creatività e la conoscenza si sono sempre basati sulla costruzione di qualcosa di nuovo da quello che c’era già. I modi per fare questo sono via via cambiati nel tempo, con l’avanzare della tecnologia rendendo poco costosi alcuni procedimenti prima molto impegnativi. Le leggi sono quindi via via cambiate in base a questi cambiamenti, cercando di adattarsi alle nuove situazioni che il mondo presentava e cercando di rappresentare la società nel modo migliore possibile.
Il primo esempio di Lessig per capire tutto il suo pensiero è questo:

All’epoca in cui i fratelli Wright inventarono l’aereoplano, la legislazione americana sosteneva che il proprietario di un terreno ne possedeva di conseguenza non soltanto la superficie, ma tutta la terra al di sotto, fino al centro della terra, e tutto lo spazio al di sopra, “fino ad un’estensione indefinita verso l’alto”. Per molti anni, gli studiosi si erano chiesti come interpretare correttamente l’idea che i diritti sulla terra potessero estendersi fino al cielo. Ciò significava forse che si possedevano anche le stelle? Si potevano denunciare le oche per le continue e volontarie violazioni?
Poi arrivarono gli aereoplani, e per la prima volta questo principio della legislazione americana (..) divenne importante. Se il mio terreno arriva fino al cielo, che cosa succede quando la United ci vola sopra? Ho il diritto di vietarne il passaggio sulla mia proprietà? Mi è consentito firmare una licenza esclusiva con Delta Airlines? (..).
Nel 1945, queste domande divennero un caso federale. Quando Thomas Lee e Tinie Causby, contadini del North Carolina, iniziarono a perdere i polli a causa dei voli a bassa quota degli aerei militari (sembra che i polli terrorizzati volassero contro le pareti del granaio e morissero), i Causby sporsero denuncia sostenendo che il governo violava illegalmente la loro proprietà terriera. (..).
La Corte Suprema accettò di esaminare il caso. (..) La Corte riconobbe che “esiste un’antica dottrina secondo cui nel diritto consuetudinario, o sistema giuridico a common law, la proprietà di un terreno si estende fino alla periferia dell’universo”. (..) Ma il giudice Douglas non aveva molta soggezione verso le antiche dottrine. In un unico paragrafo, vennero cancellati centinaia di anni di leggi sulla proprietà. Così scrisse Douglas a nome della Corte:
[Tale] dottrina non ha spazio nel mondo moderno. L’aria è un’autostrada pubblica, come ha dichiarato il Congresso. Se ciò non fosse vero, ogni volo transcontinentale sarebbe soggetto a infinite denunce per violazione di proprietà. Il senso comune si ribellerebbe all’idea. (..).

L’ultima frase è fondamentale. Indipendentemente dal fatto che questo si riferisce ad un caso completamente diverso e che si adatta benissimo per tutti i discorsi su, per esempio, la Net Neutrality, questo esempio è comunque fondamentale: leggi che cambiano in rapporto all’avanzare della società e della tecnologia. I Causby avevano diritti di proprietà fino ai bordi dell’universo, ma sono arrivati gli aerei e le leggi sono state modificate perchè il senso comune si ribellerebbe all’idea. L’interesse privato non poteva superare quello pubblico. E’ un concetto semplice, ma che è stato ribadito in un momento storico in cui dall’altra parte non c’erano grandi interessi economici a contrastare la decisione del giudice Douglas.
Quello che penso sempre quando leggo della musica, della pirateria, del p2p, film, divx è che invece siamo in un momento in cui questo semplice meccanismo di adattamento della legislazione all’avanzare della tecnologia si sia inceppato. Ora a contrastare le scelte del legislatore ci sono interessi enormi che passano anche al di sopra del senso comune (le immagini delle opere d’arte che non è possibile inserire nei siti Web, tanto per fare un esempio. O che comunque per farlo ci sono mille limitazioni, assurde). Leggi studiate per un mondo con una struttura completamente differente, sono stirate fino a essere trasformate nella loro essenza per far in modo di permettere a pochi grandi di continuare a guadagnare, anche quando il mondo è cambiato e la struttura su cui si reggono tali leggi è completamente differente. E invece di cambiare le leggi perchè non rappresentano più la realtà si cercano dei sistemi per continuare ad utilizzare un codice vecchio per un sistema nuovo.
In gioco c’è solo il futuro della creatività. Delle idee, appunto.

Tornerò su questo punto tra qualche tempo, perchè altrimenti scriverei un post lungo qualche metro.

5 Responses to Se il mondo cambia, le leggi si devono adeguare

  1. Francesco

    Tra qualche tempo ok, ma non farci attendere troppo (parlo a nome della società dei lurker aggregati ;-) )

    ciao, f.

  2. Ale

    Appena ho tempo scrivo qualcosa di più ;-)
    Purtroppo in questo periodo il tempo per scrivere molto è un lusso che non posso permettermi .. :-(

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