
Serie domenicale di post che non c’entrano niente nè con la tecnologia nè tantomeno con Internet. Domenica scorsa è toccato alla lettura e all’olocausto e oggi tocca alla musica essere imbrigliata in questo blog che con il passare del tempo diventa sempre più informe e disomogeneo, tanto da farmi ripensare ogni tanto al senso del mio sottotitolo, che in teoria dovrebbe descriverne il filone principale. La pratica del blog diventa sempre più complessa e immersiva. Esso ha assunto decisamente una propria strada, diversa da come me l’ero immaginata e con una nuova destinazione. Che non conosco più. E’ un processo che mi ricorda i miei blog precedenti, ma di questo argomento ne parlerò un altro giorno.
Anyway. La mia grande passione è la musica. Ho un ottimo orecchio musicale sviluppato negli anni suonando la chitarra, fin da quando ero piccolo. Questo mi porta ad innamorarmi delle canzoni per i loro particolari, prima ancora del motivo e del testo. Riesco a fare attenzione ad alcune cose che mi rendo conto non siano la prima cosa che ascolti in una canzone, ma che a me colpiscono immediatamente. Ad esempio "Part of The Queue" degli Oasis, per il ritmo stranissimo della batteria e per il modo con cui inizia il suono della chitarra, con la pennata in alto invece che come sempre verso il basso, oppure "Angel" di Lionel Richie per il modo in cui tiene una nota nel ritornello, quando fa
You’re the answer to my prayers
And you’re with me everywhere
quelle tre parole che sono al limite tra l’intonato e lo stonato e che soltanto una grande voce riesce a controllare (come faceva anche il grande Freddy Mercury in "Another One Bites The Dust" sempre nel ritornello, quando dice proprio dust. Un pelo più su e stonava, invece la tiene ed esce qualcosa di stranissimo e bellissimo). Canzoni diversissime che mi piacciono, prima ancora che per il testo e il motivo, per questi particolari che mi tengono incollato per ore al lettore cd con queste canzoni a ripetizione e, credetemi, arrivo a riascoltare una ventina di volte di fila una canzone solo per un pezzettino. Questo fa in modo che io non abbia un cantante preferito e neppure un gruppo preferito, ma ci sono alcuni di essi che fanno qualcosa di particolare più spesso degli altri avvicinandosi di più a questa etichetta (se poi ha senso parlare di questo in musica. Secondo me va a periodi).
Uno di questi è Zucchero. I suoi testi non hanno quasi mai senso e le parole, secondo me, sono studiate solo dopo aver creato la musica e cercate per assonanza più che per il loro senso. Proprio per questo è quello che più spesso fa attenzione ai particolari musicali e che quindi mi piace moltissimo. Recentemente ha fatto una cover di "Wonderful Life", canzone bellissima già ripresa da Giuliano Palma anni fa (e che ne ha fatto un pò il suo cavallo di battaglia. Giuliano Palma non diventa famoso per qualcosa di suo. Sempre per le cover. Poca fantasia, dite? …).
La versione di Zucchero chiude il cerchio. Mi spiego. Io penso che Wonderful Life sia una canzone che porta in sè un motivo tristissimo, quello della solitudine, ma che poi ci dice che può essere vinta dalla bellezza della vita, presa così com’è, senza cercare altre vie per arricchirla. Il testo lo dice esplicitamente, ma il video della versione degli anni ’80 di Black porta con sè il pessimo gusto di quegli anni di dare troppa importanza alla scenografia, quindi sempre grandi spazi e immagini di così forte impatto da risultare immediatamente irreali: colori accesi, vestiario sempre futuristico, scene che cercano di seguire il testo alla lettera oppure lontanissimo da esso. I video degli anni ’80 scollano la musica dal suo senso. La cover di Giuliano Palma è troppo allegra, sembra che la wonderful life sia una cosa prettamente dell’età giovanile, invece la versione di Zucchero, sia con la musica che soprattutto con il video, torna a riprendere il vero senso di quella canzone: la solitudine fa parte della vita, ma la si vince con la bellezza della vita stessa, presa così com’è senza doverci sforzare a renderla migliore. E’ già il fatto di essere vivi, a qualsiasi età, la vera bellezza della vita stessa e non serve fare chissà che per dimostrarlo. Il video infatti riprende persone di tutte le età, sempre sole, che non ridono nemmeno. Ma sono semplicemente loro stesse.