ddl Levi sull’editoria: resoconto finale
Il decreto legge Levi-Prodi sull’editoria non è ancora stato definitivamente fermato e quindi non possiamo ancora dire che tutto è concluso. La ragione e il senso comune si aspettano che comunque la fine sia quella che tutti ci attendiamo. Nel frattempo si possono tirare le somme e fare alcune considerazioni finali alla luce di quanto è successo perchè di opinioni ce ne sono state tante e i problemi riscontrati sono molti, comunque vada a finire.
Innanzi tutto è bene dire che le considerazioni in merito all’appartenenza dei blog e siti personali all’insieme dei "prodotti editoriali" e "attività editoriali" sono discordanti. Il dott. Spataro, con il suo chiarissimo video, afferma che questo decreto mette sullo stesso piano siti di carattere editoriale e blog, ponendo entrambi sotto le restrizioni della legge in merito all’editoria, con tutte le conseguenze del caso (burocratico, fiscale e penale). Dall’altra parte Luca Lodi afferma il contrario e cioè che, ad un’attenta analisi, il decreto non ingloba i blogger e che è stato
confuso il concetto di «forma non imprenditoriale» con “tutti coloro che non sono impresa” piuttosto che “soggetti che svolgono attività editoriale in forma non imprenditoriale, quindi senza imprenditore, come le associazioni o le società cooperative” e che, quindi, non significa necessariamente ricomprendere anche i blogger che non svolgono “attività editoriale”
Per quanto mi riguarda, questo non fa altro che dimostrare ciò che sostenevo giorni fa (come tutti in rete, tra l’altro) e cioè l’ambiguità del decreto: è inammissibile che un decreto legge su una questione così importante, che colpisce anche la libertà di espressione dei cittadini, sia ambiguo e soggetto ad interpretazioni (per aprire un blog devo aver studiato legge?).
L’enorme mobilitazione della rete, come Luca Conti su Pandemia riporta in una bella immagine, dimostra prima di tutto quanto questo tema sia cruciale e molto sentito, e in secondo luogo come esso sia stato figlio soprattutto di negligenza e ignoranza da parte della classe politica che ha dimostrato di non conoscere la rete abbastanza per proporre iniziative benefiche, e soprattutto di portare avanti un meccanismo legislativo corrotto alla radice, confermato dalla dichiarazione di Gentiloni che, sul suo blog, scrive:
Naturalmente, mi prendo la mia parte di responsabilità -come ha fatto anche il collega Di Pietro nel suo blog- per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri.
e che dimostra un processo legislativo fatto di persone che non si degnano di leggere neanche i documenti che firmano personalmente. Queste considerazioni sono unanime su tutta la rete.
L’ultima considerazione è invece positiva. Questo è un altro esempio dell’importanza che il Web sta cominciando a rivestire anche in Italia. Dopo Il V-Day di Beppe Grillo, una manifestazione popolare enorme nata da un blog, la politica si è accorta che l’attenzione della gente verso la Rete è molto più grande di quanto non ci si aspettasse (nonostante tutti i problemi del digital divide). Un decreto che viene fermato a furor di mail, blog, siti e più in generale informazione decentralizzata dimostra ancora una volta come il Web sia davvero
[...]una forma embrionale di partecipazione attiva democratica, come era nell’antica agora’ di Atene
E i tempi sono maturi per cominciare a spiegare come si usa internet.
Luca Lodi
Sconvolgente davvero che chi approva un testo non l’abbia nemmeno letto, ovvero non sappia interpretarlo a dovere; altrettanto sconvolgente la possibilità che chi scrive quei testi non abbia cognizione di causa della disciplina di settore e della realtà cui dirige il proprio testo.
Viva l’Italia, poveri noi…
Ringrazio della citazione.
A presto,
Luca