La nuova legge Levi-Prodi sull’editoria

ott 21 2007 Pubblicato da ale sotto italianità, news, personal, web technology

 

Il video sopra è da vedere assolutamente!

Considerazioni personali - Credo che la legge Levi-Prodi sull’editoria sia una cosa di una gravità tale che tutti dovrebbero leggerla e comprenderla in modo dettagliato. Questo decreto dimostra non solo il vecchiume della maggioranza della classe politica attuale, incapace di comprendere i sistemi di comunicazione moderni fondamentali per tanti aspetti della vita dei cittadini (il Web e la sua libertà permettono a tantissime persone di guadagnare e vivere, non solo di navigare senza meta), ma anche la corruzione del meccanismo legislativo: com’è possibile che si arrivi a fare confusione tra prodotto editoriale e blog personale? Com’è possibile che esperti non si accorgano di un’ambiguità di linguaggio che porta la sola pubblicazione del proprio sito Web ad essere soggetta ai vincoli dell’attività editoriale, quindi con obbligo di registrazione al Registro degli Operatori della Comunicazione (ROC), con responsabilità penale per il responsabile del sito che quindi rischia anche nel caso dei commenti dei lettori? Una persona che ogni giorno alla stessa ora va in piazza Duomo e parla delle notizie di attualità è prodotto editoriale? Più che il testo del ddl in se mi sconcerta il meccanismo quindi.

Questo è un attacco bello e buono alla libertà di espressione! Iscriversi al ROC è un’operazione contorta, complicata, lunga e che richiede competenze tecniche e conoscenze altrettanto avanzate, a quanto leggo. A queste condizioni, come giustamente dice Beppe Grillo nel suo blog, il 99% dei siti web sparirebbero e l’1% dei sopravvissuti sarebbe soggetto alle sanzioni penali nel caso di qualche commento sfuggito e pericoloso. Se la censura è il controllo della comunicazione verbale e di altre forme di espressione, allora il fatto di aggiungere altri provvedimenti alla Rete che meccanismi di controllo li ha già e che funzionano bene (come giustamente dice Spataro nel video), questo è un caso di censura.

Insomma, non serve, è ambiguo abbastanza da inglobare categorie di attività (e persone) innocenti e dimostra l’ignoranza nei confronti della tecnologia, la cui conoscenza in questi casi dovrebbe esserne il fondamento.

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