Questo è un classico ed è del 30/09/2005, ma ho visto ora che c’è anche la traduzione in italiano e allora la segnalo qui. E’ uno di quei articoli che si devono leggere per forza (insieme ovviamente al famosissimo articolo “We Are The Web“- citato anche nell’altrettanto famoso video-utopia [o distopia?] Epic 2015), necessario per capire il mondo (digitale) intorno a noi. Tim O’Reilly spiega cos’è il Web 2.0 in un famosissimo articolo che trovate qui-versione-inglese e qui-versione-italiana.
(…)È interessante vedere come ogni aspetto il Web 2.0 preveda il disaccordo
con l’opinione comune: ognuno enfatizzava che i dati dovessero rimanere privati, Flickr/Napster/et al. li hanno resi pubblici. Non si tratta di un disaccordo per creare fastidi (cibo per animali! online!), ma si tratta di un disaccordo con il quale è possibile costruire qualcosa dalle differenze.(…) Un altro modo per guardare a questo fatto è che le società di successo rinunciano a qualcosa di costoso, ma
considerato critico, per ottenere gratuitamente qualcosa di valore che, una volta, era costoso. Per esempio, Wikipedia rinuncia al controllo editoriale centralizzato in cambio di velocità e ampiezza. Napster ha rinunciato all’idea del “catalogo” (tutte le canzoni che il venditore promuoveva) e ha ottenuto ampiezza. Amazon ha rinunciato all’idea di avere uno presidio fisico per la vendita e ha ottenuto di servire tutto il mondo. Google ha rinunciato ai grandi clienti (inizialmente) e ha ottenuto l’80% dei piccoli, i cui bisogni non erano soddisfatti. C’è qualcosa molto aikido (utilizzare la forza dei vostri oppositori contro di essi) nell’affermazione “sai, hai ragione—assolutamente nessuno al mondo PUÒ aggiornare questo articolo. E indovina, questa è una brutta notizia per te”.
DA LEGGERE PER FORZA!
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