Being italians

Questa tragedia impossibile della Costa Concordia ha veramente tutto dello stereotipo peggiore della cultura italiana. La fuga dalle responsabilitá, il pressapochismo nell’organizzazione di base e l’incredibile capacitá, questa veramente tipica solo italiana, di rendersi conto del guaio solo quando il livello della merda ha raggiunto  l’ultimo millimetro dei capelli. Tipicamente quando ci scappa il morto. O meglio, quando finalmente tocca, nella pratica, la vita degli italiani – tasse innalzate “di colpo” dopo anni di passivitá colpevole di noi popolo di fronte agli sperperi-comoditá-evasioni, o navi che si incagliano “di colpo” dopo anni di inchini davanti casa nostra.

Ci vedono cosí all’estero. A voglia il Monti di turno a convincere gli investitori stranieri a comprarsi il debito.

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Ceci n’est pas une eglise

Una delle grandissime differenze tra Italia e Francia è la cultura cattolica. In Francia è inesistente, Chiesa e Fede sono qualcosa di completamente estraneo alla cultura di questo popolo, e la laicità dello Stato e delle sue istituzioni raggiunge estremi che noi italiani neanche ci sogneremmo. Per farvi capire, mentre per esempio in Italia il corso di religione esiste (seppur facoltativo) e ci sono lotte e fiumi di parole pro-contro i crocifissi nelle scuole, qui in Francia a scuola i maestri non possono neanche menzionare ai ragazzi discorsi legati alla Chiesa e alla religione: pena la denuncia. A scuola non si può parlare di Natale e nelle strade non troverete da nessuna parte i festoni con “Bon Noël” (Buon Natale), ma piuttosto un più generico “Bonnes fetes” (Buone feste).
Questa laicità estrema, però, ha condotto a un aspetto che non immaginavo. Per noi italiani il “far parte” di una comunità cattolica praticante è qualcosa di assolutamente normale e le celebrazioni e riti sono qualcosa che facciamo per default, infatti tutti riceviamo battesimo, cresima e comunione, e ci sposiamo in chiesa senza pensarci troppo e sapere bene il loro significato. Si va a Messa tutte le domeniche e tutto questo, e credo veramente che valga per la maggior parte delle persone (quelle che almeno conosco io), lo si fa più per tradizioni che per convinzione personale. Lo si fa e basta. Qui in Francia invece questo concetto non esiste, ma quando si riesce a trovare una comunità legata alla Chiesa, essa è incredibilmente convinta e l’energia che sprigiona è qualcosa che ti avvolge completamente e senza accorgertene ne entri a far parte. In Italia la Chiesa è qualcosa che fa parte di noi, è nella vita di tutti i giorni, se ne parla sempre sui giornali, è ovunque, e fin da piccoli ci si trova all’interno di un cammino cattolico che ci viene imposto (e non sto esagerando. Il catechismo viene imposto e se non lo si fa si viene visti male dalla comunità in cui si vive). Insomma, non si fa fatica per fare la Prima Comunione. Qui in Francia questa lontananza dalla Chiesa, invece, impone alle persone interessate uno sforzo in più, e il cammino è decisamente più faticoso rispetto al nostro. Anche solo per trovarla una comunità del genere. Ma alla fine di questa ricerca e di questo cammino personale, le persone, e la comunità che grazie a loro si crea, è qualcosa che noi in Italia non abbiamo. La convinzione e la Fede nelle persone che sto conoscendo in questo periodo è qualcosa che non ho mai incontrato in Italia, dove invece ho sempre trovato solo bacchettoni che come automi vanno a Messa la domenica.

In Italia ci siamo troppo abituati a questo aspetto, e questa inerzia nel portare avanti questa tradizione senza mai fermarsi un attimo a ragionarci sopra ha creato una cultura più spiritualmente arida di quanto non pensi di essere. E testimonianze quotidiane di totale mancanza di valori umani come la compassione, la solidarietà verso il prossimo, il diverso, lo straniero … beh, basta andare ogni giorno su Repubblica per accorgersi che in Italia i valori cristiani, a tutti i livelli della società, abbiano la stessa importanza che potrebbero avere per un cinese ateo: zero.

La spiritualità, intesa come personale dialogo interiore e ricerca dei valori essenziali, è fondamentale, mioddio. Siamo esseri umani che vivono insieme in un mondo organizzato, ma siamo mossi da passioni, sempre e in qualsiasi cosa facciamo. Senza valori spirituali di base comuni a cui credere convinti si arriva all’autodistruzione.

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Ma purtroppo la Storia è ciclica

Sto guardando Servizio Pubblico, puntata 8, “Le Buone Regole”. Si parla dei tagli di Ferrovie dello Stato ai treni a lunga percorrenza. Sorvolo volentieri sulla questione.

Mi hanno colpito molto le parole di alcuni italiani in questo servizio: razzismo allo stato puro. L’Italia sta diventando sempre più povera, le persone con gravi problemi finanziari diventano sempre di più, il lavoro manca. La situazione italiana è di una gravità incredibile, e chi può scappa.
La mancanza di risorse accresce la paura verso lo straniero, perché quando la gente non ha più niente nel suo territorio inizia a prendersela con chi del territorio non è. Questa condizione di gravità economica crescente in Italia sta aumentando in modo esponenziale l’intolleranza verso lo straniero, che comunque c’è sempre stata. Questi due aspetti uniti fanno preoccupare. Io sono un pessimista sull’uomo. E questa situazione, non solo italiana, ma anche Europea perché questa crisi incredibile sta abbracciando tutti, mi ricorda tanto i vent’anni prima della Seconda Guerra mondiale, quando la mancanza di risorse derivata dalle devastazioni dalla prima grande guerra sviluppò quell’enorme senso iper nazionalista un pò ovunque, che poi portò dove ha portato. La gente esausta non ne poteva più, non aveva più niente e chi aveva tanto sul suo territorio, ma del territorio non era, veniva cacciato. In ogni modo.
Questa situazione economica europea, in generale, è preoccupante non solo per le conseguenze che tutti ne possiamo avere in breve (tasse, accise, etc ..), ma anche per le conseguenze sul lungo termine che ne possono derivare per quanto riguarda la buona convivenza con gli altri. La mia speranza è che questi anni, e quelli, a quanto pare bui, che verranno, non siano tempi di incubazione di germi di cose già viste in passato.

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Anno nuovo, nuovo stile

Coerentemente con il mio attuale mood, che ha padroneggiato in questo 2011 e continuerá nel prossimo 2012,  ho cambiato un pó lo stile grafico di questo blog: viaggiatore.

Buon Anno, cari fedelissimi !! So che ci siete, vi vedo da Google Analytics ;)
Grazie di seguirmi !

P.S.: impossibile lavorare con il deserto in ufficio …..
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2012 Resolutions

Il 2011 é stato di gran lunga l’anno piú bello della mia vita finora. Ho viaggiato tanto, ho fatto mille esperienze diverse, conosciuto una marea di gente nuova di ogni cultura. Il 2010, anno fondamentale in cui la mia indipendenza individuale é cominciata, mi rendo conto ora di averlo vissuto forse in modo un po’ superficiale, preso com’ero dal turbine delle novitá in ogni angolo di strada o parola pronunciata: il francese da imparare, l’inglese che iniziavo ad usarlo come prima lingua per la prima volta, la mia casina microscopica, il nuovo lavoro, i nuovi amici.
Questo 2011 é stato un anno in cui tutte le esperienze le ho vissute in modo decisamente piú profondo, ormai le lingue non sono piú un problema e ho delle basi solide che mi permettono di affrontare tutto in modo piú ragionato. Il mio secondo anno in terra francese. Che strana la Francia, piú ci vivo e meno capisco come sia possibile che italiani e francesi vengano storicamente chiamati “cugini”. Ma comunque mi piace questo paese, i francesi si godono la vita in modo piú elegante di noi. Si ammazzano di vini e formaggi, ma il colesterolo é presentato in modo chic nel piatto. Sono un pó snob, é vero, a volte questo loro francesizzare tutto é un pó ridicolo e sembra lo facciano solo per andare contro gli altri giusto per affermare la loro diversitá. Ma da un lato mi piace, valorizzano la loro bella lingua. E poi sanno raggiungere livelli biblici di stronzaggine, é vero anche questo. Ma comunque i francesi hanno una qualitá che invidio loro parecchio: sono fieri del loro Paese. Io del mio non lo sono. Per niente.

E soprattutto ho cominciato a vivere con Sarah, cosa che ha cambiato tutto quanto, per sempre.

Il prossimo sará l’anno di altri grandi cambiamenti, ancora piú grandi di quelli avvenuti finora. I passi fatti finora si concretizzeranno, il Giappone diventerá la nostra seconda casa e la distanza si porrá tra noi due. Non sará facile.

Per il 2012 ho un solo obiettivo, uno soltanto: trovare la forza di superare ogni ostacolo per stare con Sarah.

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